giovedì 15 ottobre 2015

MIX ROMANO


DARE UNA MANO A ROMA

Non se ne può più... 
Non c'è canale televisivo che non ripeta la storia del "marziano" Marino. E' diventato sindaco perché ha vinto le primarie! Bene: se si vuole, si può ripetere il copione. 
Prima ancora del "coccodrillo" politico è scattato il toto nomine per il commissario, per i candidati, ecc. ecc. C'è qualcuno che pensa che si aumenti l'audience? Al massimo si appassionano i soliti invitati ai talk show e i giornalisti addetti ai lavori. 
La politica e i politici se non riprendono il loro ruolo, con decoro e competenza, non interessano più, e da tempo: basta ricontrollare le astensioni! Non dice niente - a contrariis - che anche lo sport più corrotto (Blatter, Platini) e dopato (Lance Armstrong) invece non perde consenso? Perché rimane la passione e la speranza che si può contare su nuovi campioni e nuove stagioni (US Open). 
Alla politica manca la passione e l'appartenenza. E politici competenti. 
Bisogna ripartire da qui e non dalle primarie che (come le parlamentarie) mettono a confronto candidati a prescindere. Forse si potrebbero fare tra persone che possono esibire stessa competenza, stesso curriculum, ecc. Comunque tocca ai partiti ricostruire la fiducia, assumendosi la responsabilità della selezione della dirigenza politica, del programma da proporre all'opinione pubblica per farsi votare, per sostenere l'attuazione del programma. 
Le primarie dimostrano l'incapacità dei partiti di individuare i candidati idonei; e in tal modo si sprigiona la fiera delle vanità e dei dilettanti allo sbaraglio. Si invocano manager, imprenditori e persone che, comunque,  non hanno mestiere politico. 
Sì, mestiere, non professione. 
Questa bisogna averla, altrimenti si fa politica perché non si ha una occupazione. Dovrebbero, anzi, dedicarsi al Paese, ai vari livelli istituzionali, coloro che sono già professionalmente affermati, altrimenti per alcuni si finisce per pensare solo alla carriera, ai vitalizi... Anche questo, però, è un argomento da trattare più seriamente che con demagogia populista. 
La nuova classe dirigente, tuttavia, non si improvvisa; serve l'affiancamento, l'esempio, la testimonianza, il consiglio, una specie di tirocinio in varie fasi e situazioni. 
Ci sono consulenze naturali e gratuite, per esempio gli ex parlamentari (c'è una Associazione). 
È che si è istillato nell'opinione pubblica un sentimento anti ex, come se fosse una colpa essere stati eletti dal popolo italiano. Io ne sono molto fiera. 
En passant, varrà la pena di ricordare che tra le personalità più ragguardevoli, veri esperti dei vari settori, sul piano nazionale e internazionale, si annoverano ex parlamentari.. Ci sono tante brave persone, ci mancherebbe! 
Ma non basta, perché l'onestà è prerequisito e non il solo requisito per assumere responsabilità pubbliche. È il rispetto dei cittadini, della dignità delle istituzioni e di se stessi che esige competenza, lealtà, rigore, austerità.  
La città di Roma, la capitale del Paese, merita rispetto, considerazione, responsabilità da parte dei partiti che esprimono i suoi amministratori. Ho conosciuto quanto bisogna amarla, conoscerla nel profondo, servirla senza sosta. È un grande onore. 
Il Campidoglio è meta di ogni personalità che giunga in visita, formale o privata, a Roma, ma è anche la casa dei Romani che scalano il Colosseo per protestare o si incatenano al Marco Aurelio per chiedere una casa, o delle  associazioni  che vogliono far sentire la loro voce. 
Non serve la captatio benevolentiae andando in bici o a piedi per la città. Piuttosto occorre usare i mezzi  che fanno lavorare meglio, che fanno risparmiare tempo nei trasferimenti, non creino impacci ai collaboratori, alle scorte, consentano di conoscere meglio la città. 
I cittadini apprezzano la soluzione dei loro problemi più che demagogiche performance.  
A Roma bisogna stare negli eventi mondani e visitare le borgate, stare vicino nei dolori familiari o condividere le gioie: celebrare matrimoni e assistere a funerali, di eroi o di poveracci. 
Non basta essere magistrati o rappresentanti della cosiddetta società civile (come non mi piace questa espressione!). 
Abbiamo esempi in abbondanza per evitare errori. 
Per ora il problema riguarda il commissariamento. 
L'imminente Giubileo non deve essere strumentalizzato per giochi che la politica non sa condurre  e che possono solo irritare ancor di più Oltretevere. I commissari devono essere nominati secondo le norme vigenti e il futuro deve essere organizzato con fair play tra le forze politiche, perché Roma, per tutte loro, non è un boccone facilmente digeribile. 
A qualsiasi candidato gioverà ripartire dopo la cura del commissariamento, per cui sarebbe utile non inquinare il Giubileo con la campagna elettorale e attendere il 2017 per le elezioni. 
Si ricordi la vicenda di Bologna dove un commissario della qualità di Anna Maria Cancellieri ha preparato il terreno per l’ordinata successiva amministrazione. 
So bene che sarebbe una lunghissima campagna elettorale da ora ad allora; ma possiamo immaginare i comizi e le attività di campagna elettorale, nel bel mezzo del Giubileo?! 
Credo serva un' intesa per una norma che lo consenta. 
Infine la politica si riprenda dignità:  le gogne che negli ultimi mesi e giorni hanno infangato persone e istituzioni sono intollerabili e indegne del minimo senso civico. 
Marino esce di scena e non sia inseguito da giudizi di piazza. Se c'è qualcosa di rilevante per i magistrati, c'è tempo e luogo per intervenire. Che ci siano tifosi e avversari appartiene alla dialettica. 
L'insulto e le umiliazioni sono, invece, ingredienti perfetti per diseducare alla passione civile e imbarbarire la società. 
Gassman ha suggerito come dare una mano a Roma. Non credo sia solo un'esortazione simbolica. 
Se ciascuno di noi pulisce davanti a casa, non sporca per terra, non sosta in seconda fila, rispetta le regole, avremmo una città diversa, che ci innamora e che ameremmo e che renderebbe i suoi amministratori orgogliosi e responsabili di tanto valore. (m.g.)

martedì 6 ottobre 2015

MIX Ottobre 2015 / Editoriale


EUROPA, EUROPA

Il fenomeno migratorio - non preventivato in tale dimensione dai politici - è la prova a fortiori di quanto non ci sia una Unione Europea e quanto sarebbe stato utile, invece, uno Stato federale europeo. Per 500 milioni di cittadini europei "l'invasione" di un paio di milioni di disperati, che cercano sicurezza di vita, non avrebbe creato nessuna delle situazioni che siamo costretti a registrare. 
Grave, innanzitutto, che dopo aver direttamente o indirettamente causato le guerre in atto in Medioriente, gli Stati occidentali non abbiano previsto, programmato e organizzato il da farsi. Tutto perché per decenni si è lasciato assopire lo spirito costituente dei Padri fondatori e, forse, perché c'è stato un allargamento eccessivamente accelerato, verso popoli che non erano stati formati democraticamente con i valori condivisi, ma solo ansiosi di entrare in uno spazio economico e monetario. 
Senza fisco comune, leggi comuni, politica di difesa e estera, unica e unitaria, la UE sta languendo, al punto da consentire agli scettici e agli avversari, di suscitare il dubbio che l'Europa sia inutile e dannosa. I comportamenti di chi pretende di dare "compiti a casa", o di prevedere la Grexit, o di accettare la schizofrenia inglese sono i virus immessi nella marcia verso gli Stati Uniti d'Europa. Se si vorrà essere protagonisti sulla scena planetaria non potranno essere tollerati nazionalismi, gelosi della "sovranità nazionale". Questa non è rispettata dalle grandi e gravi crisi internazionali, sovranazionali. Non bastano più nemmeno gli Organismi attuali, nati nel secolo scorso, quando il pianeta aveva ben altra configurazione economica e di potenze militari. Papa Francesco si è presentato agli Americani, nel saluto alla Casa Bianca, come figlio di una famiglia di immigranti, quelli che hanno partecipato a rendere sviluppato e ricco il nuovo continente. Usa e Germania hanno costruito la loro potenza sulla immigrazione.
I cambiamenti in atto sono continui e alcuni più accelerati di quanto ci si aspettasse: Cuba, Iran. Non tutto, come si suol dire, è oro che luccica. Anche per quello che accade in casa nostra. 
Non c'è dubbio che il Governo Renzi ha impresso all'agire politico il segno della novità, della velocità, con il rispetto delle scadenze che promette. C'è, tuttavia, una modalità per raccontare la politica attuale che non sembra fatta per informare nel merito. Non si tratta solo di contestare la spettacolarizzazione di alcuni talk show, per cui poco si spiega e molto si cerca di apparire. È il venir meno della funzione divulgativa e promozionale dei centri periferici dei partiti, perché ci si affida molto ai social media e alla visibilità dei leader. 
Il risultato è la facile polemica secondo cui "ai cittadini non interessa l'articolo 2" - ed è vero - ma nei fatti non si raccontano bene nemmeno le riforme che interessano i cittadini. Un esempio la "buona scuola": mai come ora la autonomia scolastica è stata davvero riconosciuta e fornita di mezzi. Se non si conosce, si impianta una preventiva difficile applicazione. 
È il destino di molte riforme, nate male, perché i protagonisti sono divenuti spesso avversari interni. Urge un "magistero orale" da parte degli eletti, in tutte le occasioni in cui si possono incontrare i cittadini, anche se il rapporto può essere difficile; questi imparano a conoscere gli eventuali futuri candidati nella quotidianità dell'impegno e non per la breve parata delle campagne elettorali e - peggio ancora - delle primarie o parlamentarie. Si vince l'antipolitica col contatto, il controllo sociale. 
In questa legislatura più di 220 parlamentari - di tutti i partiti - hanno cambiato casacca! Evidentemente non erano arrivati da convinti militanti, legati a un ideale, consapevoli che ciò comportasse disciplina, stare in panchina, appagarsi del grande ruolo di rappresentanza democratica ottenuta dai cittadini... curiose certe censure sul "mercato" dei parlamentari. Chi di mercato ferisce - certificato in aule giudiziarie - di mercato perisce... ma è una indecenza. 
Altro danno che viene dalla evanescenza dei partiti. Come siamo lontani da quanto scriveva sul Popolo del 12 dicembre 1943, Alcide De Gasperi: "Lavoriamo in profondità, senza ambizioni particolaristiche, con alto senso del dovere, non curanti delle accuse di essere troppo a destra o troppo a sinistra, secondo il linguaggio convenzionale della superata topografia parlamentare. In realtà ogni partito realizzatore sta al centro, fra l'ideale e il raggiungibile, fra l'autonomia personale e l'autorità dello Stato, fra i diritti delle libertà e le esigenze della giustizia sociale". Non osino mettere in un Pantheon su misura De Gasperi quei partiti che non capiscono nemmeno questo pensiero dello statista trentino! Non lo imitano certo quei politici che arruolano i propri familiari come diretti collaboratori con rispettabili emolumenti. 
Maria Romana, segretaria del Presidente, non riceveva alcun compenso, perché secondo De Gasperi sarebbero stati troppi due stipendi, nella stessa famiglia, a carico dei cittadini. Divenuto leader, già anziano, ha pensato e agito da giovane, sognando in grande e guardando lontano, ai diritti delle generazioni future. 
Il primo dei quali è vivere in pace. Per questo più che una comunità monetaria, voleva una Comunità Europea di Difesa - la CED - ma morì col dispiacere di aver constatato che nonostante i guai della guerra i nazionalismi faticavano a ridimensionarsi; proprio come oggi! "Quello che ci volle - rifletteva De Gasperi - per fare un'Italia, dove ogni città nei lunghi secoli di servaggio aveva appreso a detestare la città vicina bisognerà fare per l'Europa. Si parli, si scriva, si insista, non ci si dia tregua: che l' Europa resti all'ordine del giorno". Lo Statista ancora affermava che "per unire l'Europa è forse più necessario smobilitare che costruire: disfare un mondo di pregiudizi, di pusillanimità e di alterigie, disfare un mondo di rancori". Smobilitare e costruire è il tempo che attraversiamo. Mi si è delicatamente rimproverato di non contestare certe “riforme” che stanno procedendo (spero!) nel nostro Paese. Il fatto è che siamo rimasti incartati per troppo tempo e quindi sentire entusiasmo, voglia di scrostare meccanismi, che bloccano la democrazia invece di vitalizzarla, mi fa sperare in una ripresa di civismo. 
Se la politica funziona, poi sarà in grado di correggere gli errori, con lo stesso coraggio e tempestività. È sempre possibile galleggiare e attendere ancora anni, dopo che abbiamo alle spalle una serie di fallite Commissioni Bicamerali e di sinedri di saggi e costituzionalisti nominati dal Capo dello Stato. Un tentativo nemmeno tanto mascherato è di porre le assemblee parlamentati di fronte a milioni di emendamenti. Un sistema democratico non decidente non serve i cittadini che hanno il diritto di veder riconosciuti i loro bisogni con la stessa celerità con cui si presentano. Sul piano internazionale - soprattutto europeo - serve dimostrare che l'Italia si riforma. Bisogna tornare alla politica; lo ripeteva spesso Einaudi che "bisogna conoscere per deliberare". I dati sono eloquenti: si può barare nell'interpretarli ma rimangono lì e giudicano le improvvisazioni, le superficialità, le ignoranze. 
Qualche volta i politici, quasi per avvalorare il rispetto dei dati, scelgono tecnici per governare. Che si sia constatato che non funziona, ormai è certo. Anche la DC era ricorsa agli "esterni" ma si è capito che la politica "non si rifà la faccia" con le scorciatoie. Solo la motivazione sostiene l'impegno. 
I laburisti affidano a un leader di 66 anni il rinnovamento del partito. In Catalogna c'è una grande partecipazione al voto di coloro che hanno un sogno da realizzare. Purtroppo gli altri rimangono a casa... così vince il populismo, che è irrazionale ma alimentato da progetti ancorché illusori. Che sarebbe la Catalogna senza Spagna, fuori dall'Europa? 
C'è una contaminazione, che può diventare contagio infettivo, se non si sostengono i cittadini con la testimonianza della buona politica. La politica è un'attività tremendamente seria, perché deve offrire soluzioni ai problemi del cittadini, con una visione ampia, una visione del mondo. 
Sia con l'enciclica Laudato sì che coi discorsi nel suo pellegrinaggio americano, Papa Francesco non ha mai fatto proclami politici, piuttosto ha richiamato ciascuno a specifiche responsabilità - i governanti alle loro - perché il mondo è interconnesso e non c'è modo di evitare che i comportamenti di ciascuno non lascino traccia e non creino conseguenze sulla vita di tutti gli altri. "Vivir para servir, sin servir no es vivir": incredibile forza di una frase. Un programma. Viene da dire che chi si disinteressa completamente della politica è giudicato non una persona pacifica, ma inutile. (m.g)

Pensieri in viaggio / Ottobre 2015


Sconosciuti 
A Roma, morta da due anni e nessuno si è preoccupato. A Milano, in tre mesi cinque casi di persone morte e lasciate per giorni e mesi senza un gesto per richiamare attenzione. La solitudine è un danno collaterale in una società che non è comunità. E pensare che il vicinato è un elemento di sicurezza, se lo si coltiva, anche in una grande città. “ Se brucia la casa del tuo vicino la cosa ti riguarda e molto”. (Orazio) 

Giornate
Ci sono 127 Giornate - International Day - proclamati dall'ONU più 29 “speciali” proclamate in Italia. Ce ne sono alcune che condivido: servono a ricordare per noi smemorati che ci sono “fatti” che ci riguardano. Il 4 ottobre è la "giornata del dono". Bisognerebbe parlarne. Il dono ha un grande valore umano e anche economico. Gli economisti lo sanno. Vale lo stesso per il 2 ottobre “festa dei nonni”: che prezioso dono i nonni! 

Bandiere
Sporche! Avevo firmato una legge per preservare il decoro della bandiera. Chi ha l'obbligo di esporla dovrebbe averne diverse copie per poterle lavare spesso!

MIX Ottobre 2015


martedì 22 settembre 2015

MIX Newsletter / Settembre 2015 / Editoriale


“Settembre, andiamo”

Non siamo in molti, temo, a ricordare i versi bucolici del Vate, studiati a memoria, che narrando la transumanza delle greggi verso la pianura, descrivono il passaggio delle stagioni. Anche in Italia stiamo attraversando passaggi istituzionali, economici, culturali: per andare dove? E dove va l'Europa, il mondo? I fatti. 
Questi, purtroppo, sono quelli fissati per sempre sulle pagine di storia, dai media: una foto, una polemica giornalistica, spesso niente a che vedere con analisi storico-politiche. E infatti dura da tutta l’estate il dibattito sulle riforme costituzionali e su l‘imprevedibile dramma dei rifugiati. Per un momento è apparsa la "questione meridionale". È una questiona nazionale dalla nascita della Repubblica. Ci voleva Saviano per portarla all'ordine del giorno? Miliardi sono stati devoluti al Sud, senza che abbiamo fruttato i risultati attesi. Il Sud si salva solo con l'impegno diretto, appassionato dei cittadini meridionali. Questi devono sentire lo Stato vicino: che dia sicurezza, che semplifichi le procedure e attui continuativamente controlli stringenti; che completi le infrastrutture ancora incompiute prima che se ne promettano e progettino altre (credo sia il pensiero anche del Ministro Del Rio). Cosa è stata la favola del ponte sullo stretto!? Quanti fondi dispersi, senza alcun beneficio per il Sud. Si indignino i cittadini che hanno bisogno di scuole sicure, di recupero della dispersione scolastica, di un turismo valorizzato, ecc. A suo tempo chiesi a De Mita di mandare al Ministero per il mezzogiorno un nordico che amava il Sud; nominò un senatore di Benevento. 
In Italia o in Europa se la politica è afona, non scalda i cuori. Ma i fatti si incaricano di richiamare ai doveri.  
Aylan ha commosso il mondo, e l'Europa si è svegliata dal suo torpore tecnocratico. Certamente le emozioni contano in politica, ma è la razionalità a dare senso alle scelte. Quella Merkel che, impassibile, aveva spiegato a una bambina palestinese che non poteva rimanere in Germania perché c'erano norme da rispettare, è diventata una icona sventolata da migliaia di profughi, che stanno attraversando l'Europa, con sofferenze ed umiliazioni indegne della civiltà, che ha fondato il diritto umanitario. La Merkel ha capito - tardi?-  che c'è una immigrazione che giova allo sviluppo dei popoli, purché organizzata. E questo non avviene ancora, perché non c'è "un numero per chiamare l'Europa", come diceva Kissinger. Volesse il cielo che un’emergenza, tanto imponente da esigere risposte continentali, possa essere la causa per accelerare il processo di unificazione. Meritevole l’incontro a Roma dei rappresentanti dei parlamenti di Italia, Francia, Germania e Lussemburgo che hanno sottoscritto la dichiarazione “Più integrazione europea: la strada da percorrere”. Sono i parlamenti dei Paesi fondatori, che si assumono un impegno solenne, per accelerare l’Unione. È un grande sogno, purché non si costruiscano muri, confini artificiali inaccettabili! Si paventava la Grexit per qualche miliardo di euro e non si prevede una Ungherexit per chi viola, tradisce, ignora i principi del Trattato stesso che fonda l'Unione? (Nel 1956, al Brennero abbiamo ricevuto 250 mila profughi ungheresi!).  
Ad immagini forti, che consolano per lo spirito di umanità che mostrano, se ne contrappongono di tremendamente crudeli: poliziotti che lanciano il pane come ad animali in gabbia o una telereporter che sgambetta un uomo col figlio in braccio. E’ certamente utile una norma comune, omogenea, per il diritto d’asilo e questa renderebbe plausibile e utile anche quell’apparire, ai vari confini degli Stati, parziali chiusure delle frontiere per ottenere il riconoscimento dei rifugiati. Potrebbe essere il passaggio verso integrazioni vere e l’espulsione dei non aventi diritto. 
Anche queste, però, con una comune e condivisa modalità fra tutti gli Stati. Le giovani generazioni, che stanno subendo una disumana fatica per conquistare la libertà, non potranno crescere riconoscenti e grati verso quelle nazioni che, in Europa, fanno ricordare le violenze perpetrate dai nazisti. 
Il disprezzo predicato verso i migranti può aver spinto alcuni spregevoli italiani a diventare trafficanti di uomini? È necessario rubricare il traffico di esseri umani come un crimine contro l'umanità e affidare i colpevoli al Tribunale Penale Internazionale. 
Solo la cultura rende migliori le persone. Falcone ebbe ad affermare che "La mafia si batte con un esercito di maestri più che di carabinieri". È un messaggio che vale per ogni azione purificatrice delle società. Urge conoscere la storia dell'Europa per correre verso il progetto finale degli Stati Uniti d'Europa. 
E dove andiamo noi Italiani? Ci sono indicatori che sembrano aprire un varco dopo il lungo tunnel della crisi. Sono importanti ma non bastano ad aprire alla speranza. Per tutti i detrattori e i populisti - è difficile ammetterlo - ma la speranza ha bisogno della politica (per i credenti è anche una virtù teologale). Senza politica e, peggio ancora con la cattiva politica, la società, è spaesata, in balia della confusione dei linguaggi - politici, economici, intimidatori, volgari - che non illustrano una visione, cui contrapporne altre, e consegnano i cittadini alla paura del futuro. 
Purtroppo è ancora molto diffuso il sentimento di rancore nei confronti della politica e i cittadini giudicano ogni comportamento personale o di partito secondo criteri puramente e rozzamente economici. Anche la partecipazione del Presidente Renzi al Grande Slam (che ho apprezzato, perché il Paese è vicino a chi anche con lo sport valorizza l’Italia) è stata giudicata solo in chiave del costo della trasferta americana. Questo è diventato il virus più grave che erode i valori. Tutto è legato ai soldi, alla avidità di chi ruba e di chi non paga le tasse; non sono considerati i costi della democrazia.
Questa esige anche strutture organizzative per raccogliere il consenso. È il solo strumento che fa emergere il giudizio sulle scelte politiche, anziché sul gossip generato da polemiche raramente definite da contenuti specifici: proposte di legge, programmi, iniziative che hanno bisogno di essere spiegate, approfondite, confrontate con gli elettori. 
Non sono strumenti idonei e sufficienti i talk show o la rete: possono dilatare, ampliare, far conoscere i visi, ma non comunicare sentimenti, passione, condivisione. I partiti avrebbero questo compito, ma anch’essi non godono né di buona fama né di buona salute e invece c’è bisogno che venga loro ridato il ruolo previsto dalla Costituzione, come soggetti che concorrono “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Condivido l’iniziativa di Lorenzo Guerini che ha presentato - finalmente dopo 70 anni dalla Costituzione - la proposta di legge per regolamentare la vita dei partiti secondo l’art.49. Dovranno essere trasparenti e controllabili da parte di tutte le magistrature, sia contabili che civili. Allo stesso modo sarebbe indispensabile ridare credibilità ai sindacati attraverso la legge della rappresentanza. 
I corpi intermedi sono linfa vitale per il confronto dialettico con le forze politiche circa i programmi elettorali e di governo. Alla festa dell’Unità di Milano, molto opportunamente, è stato dedicato un gruppo di studio alla formazione e alla selezione delle classi dirigenti.  È emerso, soprattutto dai giovani che hanno avuto il coraggio di una profonda autocritica, quanto è avvertita la mancanza di esperienza e di cultura, non solo politica ma generale, delle nuove generazioni portate qualche volta frettolosamente, attraverso le primarie, ad assumere ruoli di rilievo istituzionale. 
La mia generazione raggiungeva i diversi livelli di responsabilità con accurato studio e grande applicazione. Nel mio partito non esistevano le scuole, ma un cursus honorum che partiva dai livelli amministrativi locali. La preparazione era funzionale non solo a fare carriera politica, ma semplicemente a preparare ad un consapevole civismo. La prima legislatura, per esempio, non si diventava nemmeno sottosegretario. La selezione è il vero, delicato, importantissimo compito dei partiti e solo esercitandolo possono riconquistare la stima e la fiducia degli elettori. Non è così con il sistema delle primarie che, affidando genericamente ad una porzione esigua di elettorato la scelta dei candidati, deresponsabilizza il partito che, invece, deve farsi votare per il suo programma e la sua visione di società. 
L’Italia ha già cambiato un po’ verso e i cittadini sembrano accorgersene. Imperdonabile sarebbe far perdere la ritrovata fiducia per lotte interne ai partiti. E guai usare le istituzioni per finalità di parte! Alcune riforme hanno preso il via (fino a qualche tempo fa, impensabile la riforma della PA). 
Expo sta dimostrando la capacità creativa e reattiva (anche per il rotto della cuffia) degli Italiani. Tocca perciò a ciascuno e a tutti, sentendoci orgogliosi del nostro Paese, avere più autostima e patriottismo, per far correre l’Italia. (m.g.)

MIX Newsletter / Settembre 2015


Pensieri in viaggio / Settembre 2015


Capitale 
Togliere da Roma, che è nota in tutto il mondo come capitale d’Italia, l’inutile attributo che ora accompagna anche la parola mafia.  

Governatori 
No! Le Regioni hanno presidenti eletti e non governatori. I media imparino ad usare le parole con appropriatezza.  

Creato 
1 settembre, prima  Giornata mondiale di preghiera per la custodia del Creato. Per ciascuno e per tutti ogni giorno deve essere dedicato a proteggere l’ambiente, anche con la fatica di fare la raccolta differenziata, non buttare niente per terra, non calpestare le aiuole, rispettare i boschi, ecc. 

Femministe 
Svegliatevi! Pagare l’affitto per l’utero è considerare le donne un contenitore, una incubatrice? Si possono comperare le cose:  sono cose le donne e i bambini?  I diritti degli adulti vengono sempre dopo quelli dei bambini. E comunque non è mai un diritto essere considerato cosa!  

Ganasce 
Perché non bloccare le auto con targa straniera – come fanno altri Paesi europei – se l’autista non paga immediatamente la multa? Pare che siano moltissime le multe non esigibili.   

Giornata mondiale delle demenze  
Il 21 settembre si ricordano quei malati “che si dimenticano”, che perdono progressivamente la memoria e via via le altre facoltà vitali. E’ importante che chi è ammalato sia accettato e ascoltato e che le loro famiglie percepiscano un ambiente amichevole nel quale possono trovare comprensione e sollievo. Il  loro dolore si accumula perché le loro “giornate sono di 36 ore”, come recita un libro americano.