lunedì 18 giugno 2018

Pensieri in viaggio bis / Giugno 2018


Memo Piano B
Nella guida pratica per l’uscita dell’Italia dall’Euro, presentata alla Link University Campus di Roma, pubblicata su Scenari Economici nel 2015 (cui collaborò il prof. Savona) si afferma che: 1) dopo la svalutazione che ne conseguirebbe il potere di acquisto dei salari subirebbe un calo per due anni (pag. 58); 2) ne beneficerebbero invece le “fasce medio-alte della popolazione”, cioè i ricchi che si possono permettere investimenti esteri (pag. 59). 
Prima gli Italiani?!

sabato 16 giugno 2018

MIX Newsletter / Giugno 2018 / Editoriale


DECIDERE

Decidere dal latino de caedere, tagliare, propr. tagliar via, perché in realtà la decisione si ottiene col procedere con aut aut (Kierkegaard): rinviare senza scegliere è l’opposto di quanto richiesto da chi deve decidere. Il Presidente Mattarella ha dimostrato che per decidere man mano ha ascoltato e poi è passato all’azione. Prima incarico esplorativo alla Presidente Casellati, poi al presidente Fico: “tagliate via” le diverse opzioni si è dovuto decidere.
Tuttavia i giorni intercorsi dal 4 marzo hanno segnalato a tutti che le scelte per poter raggiungere decisioni razionali maturano solo se alla responsabilità si accompagna competenza, chiarezza degli obiettivi e trasparenza.
I partiti in campo, squilibrati da risultati elettorali che solo una legge come Il ‘Rosatellum’ poteva - e potrà se non la so cambia- ottenere, si sono comportati con poca lucidità. Una legge proporzionale (sia pure nella forma spuria che è stata adottata) pretende che la maggioranza sia frutto di una alleanza, di una coalizione propriamente detta. E un conto sono i programmi elettorali (anche un po' esagerati), un altro il programma di governo. E’ su questo che si coagula la maggioranza che deve sostenere il governo e, in seno al Parlamento, animare l’attività legislativa in coerenza con i programmi della propria coalizione, in una dialettica positiva con l’opposizione per rispondere al meglio alle istanze della popolazione.
Il 91% ai gazebo e i 40 mila dei clic cosa rappresentano rispetto ai milioni e milioni rivendicati dai due migliori perdenti?
Due negazioni della democrazia rappresentativa: il contratto fra due privati (il signor Luigi Di Maio e il signor Matteo Salvini; si vergognano di essere onorevoli, eletti dal popolo?) e la ‘diminutio del loro ruolo di vertici dei partiti votati dagli Italiani, talche’ hanno bisogno della legittimazione di similreferendum con la loro base.
Chi proclama “prima gli Italiani” deve sentirsi impegnato a rispettare lo strumento aureo per la difesa dei diritti dei cittadini e il bilanciamento dei poteri dello Stato; per essere “difensore degli Italiani” occorre ricorrere al codice fondamentale, la Costituzione.
Per carattere e per scelta non mi sento nemica di chi sta su fronti politici diversi dal mio e al massimo mi sento avversaria e mite, ma mi sento amareggiata di fronte a comportamenti e linguaggi che offendono le istituzioni; queste sono di tutti i cittadini, sono la loro difesa.
Perciò anche le procedure - le liturgie che tutte le grandi istituzioni celebrano per valorizzare i simboli, la tradizione, la storia i valori che costruiscono una comunità- hanno molto da dire. Le cerimonie civili sono officiate nel segno e nel nome del popolo italiano- in un tribunale, in una piazza, o in altre occasioni- esigono atteggiamenti, abiti, compostezza adeguati al ruolo.
Il “contratto” viene ancora e continuamente citato con toni propagandistici e mancano assolutamente - perché si è sempre presentato l’opposto - il Sud e l’Europa, perché “prima gli Italiani” significa che deve essere unificata l’Italia nello sviluppo e che deve essere l’Europa a mantenerci nella testa di serie dei Paesi più sviluppati.
Gli imprenditori del Nord e NordEst, che vivono importando ed esportando in tutto il mondo, pensano che l’Italia fuori dell’area euro mantenga gli stessi standard? Perché nessuno spiega le procedure, le difficoltà e la tempistica (Brexit insegna) di tali scelte monetarie?
Troppa poca chiarezza di tutti e su tutto.
Il problema è grosso e reale: le sommarie e segmentate riflessioni che mi sono permessa fin qui, devono essere capite, da chi? Chi legge i quotidiani? La maggioranza dell’elettorato non ha competenze nè è “alfabetizzata” politicamente per accogliere ed esercitare critiche competenti. La Rete, la propaganda populista, l’informazione distruttiva e offensiva della politica e dei politici ottengono il risultato dell’astensionismo e del ”vaffa”.
I clic sono senza interlocuzione e dialogo, non creano cultura. Spero in un revaival appassionato dello studio della educazione civica e in un rinnovato orgoglio dei politici per il loro nobilissimo ruolo. Spero anche in uno slancio doveroso delle più alte cariche dello Stato a difesa delle istituzioni con un alto magistero pedagogico.
Chiedo in prestito a De Gasperi le parole sul consenso e l’impegno comune per la politica alta. “Ciò che si oppone ad una nuova composizione di una coscienza comune è il neoindividualismo libertario, edonistico, consumistico imperante, privo di un orizzonte etico e, quindi, asociale e amorale, che infetta il comportamento dei cittadini e dei gruppi di persone, i quali non si riconoscono nell’orizzonte più vasto della fraternità e del bene comune”.
Da qui, l’esigenza di impiantare nelle istituzioni e nel tessuto sociale un’antropologia aperta al trascendente e un nuovo concetto di sviluppo integrale, comunitario, plenario, planetario, inclusivo, sostenibile.
Occorre procedere alla riforma dei partiti, oltre che delle istituzioni pubbliche. (…) Data la necessità di una sintesi delle legittime istanze dei vari soggetti nel quadro delle esigenze del bene comune, la crisi dei partiti non va superata con la loro soppressione. E nemmeno cedendo a tentazioni populistiche e movimentistiche che, nonostante alcuni aspetti positivi, celano ambizioni autoritarie e leaderistiche, le quali tendono ad escludere inevitabilmente i cittadini da una partecipazione più attiva e responsabile”.
Perciò oltre alla non immediata, anche se doverosa, riforma elettorale (grave responsabilità del Parlamento) si impone anche l’attuazione dell’art.49 della Costituzione.
Il mio partito, il PD, di fronte alla sua attuale grave difficoltà, come in uno specchio sta osservando i danni che l’assenza della Politica causa al Paese.
Si è capito che si contrasta il populismo con le risposte vere ai cittadini, con un riformismo che aggredisca la precarietà, garantisca l’equità fiscale, assuma l’ambiente come paradigma dello sviluppo. E si è pure capito che le classi dirigenti non si improvvisano; che non si può ridurre a giovanilismo il rinnovamento: che non può essere solo delle persone ma dei contenuti, dei comportamenti, delle prassi. Bisogna ascoltare il Paese e conoscerlo palmo a mano. Gli strumenti innovativi di comunicazione sono integrativi non sostitutivi delle relazioni umane.
È tempo di una “nuova Repubblica” rifondata su un codice di Camaldoli 4.0, perché il mondo cambia correndo, ma i valori devono essere stabilizzati, perché siano fondamenta salde, che non temono gli scossoni del populismo - che non ama il popolo – perché semplicemente lo soggioga con un capo o capetto, comunque senza democrazia. (m.g.)


lunedì 4 giugno 2018

Pensieri in viaggio / Giugno 2018


Dopo
Sempre dopo si ripensa. Militari sui treni o ronde virtuali, telecamere nelle stazioni. Ricorrere ai ripari, come toppe, quando ci sono risposte strutturate. Come sugli autobus, gli autisti lasciati soli...un bigliettaio che vidima i biglietti prima della salita, una sola porta per salire e una sola porta per scendere: posti di lavoro, soldi e sicurezza recuperati.

Incendi autobus
Incredibile e inaccettabile. Perché rottamata l’officina interna? La manutenzione quotidiana e il controllo per avere mezzi efficienti, dipendenti propri e meno appalti truccati nonché attività truffaldine con gli esterni.

Prova Invalsi
Domanda per i bambini delle primarie: “Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?: Avere abbastanza soldi, comperare ciò che si vuole, trovare un buon lavoro.” Vengono concesse sei gradazioni possibili di risposta, da “per niente” a “totalmente”. Che mondo dobbiamo aspettarci?

Figuraccia
Il Giro d’Italia ha messo in luce sul piano planetario il manto stradale di Roma. In due anni e mezzo di amministrazione mai realizzato il “piano buche!?”.

lunedì 14 maggio 2018

MIX Newsletter / Maggio 2018 / Editoriale


GOVERNARE

Dal latino gubernare “tenere il timone“, cioè mantenere la rotta, guidare all’approdo.
Dal 4 marzo si è alla ricerca di un governo per l’Italia, ma sembra che anche i partiti siano alla ricerca di una rotta. Per governare un Paese, una azienda, una famiglia, una... squadra di calcio bisogna avere una strategia, per raggiungere una meta, per rendere visibile il risultato, dimostrando la bontà della rotta scelta.
Agli Italiani in questi mesi non è stato offerto nulla di ciò, con buona pace di tutti i politologi e politici (politicanti) autodidatti e ancora immaturi per afferrare il timone. L‘Italia ha attraversato periodi anche più difficili, insidiati da trame oscure; tuttavia la politica ha tenuto insieme il Paese e l’ha guidato in continuità, anche con alternanze governative, perché l’Italia “veniva prima”, non soltanto a parole. La campagna elettorale ha assecondato i sentimenti rancorosi dei cittadini, ancora preoccupati e impauriti da una crisi che sentono non del tutto superata e dal pericolo, agitato, della ‘invasione’ di immigrati.
La politica guida i fenomeni invece di assecondare i ‘sentiment’ della gente. Senza guida si spara in strada, si picchiano gli insegnanti a scuola, si brutalizzano i compagni ... poi ci si chiede che società è la nostra. Quella che abbiamo lentamente preparata; passo passo, insensibilmente, fino a quando la frittata è stata fatta. Tocca a tutte le istanze educative, dalla famiglia, alla scuola, ai gruppi associativi e – in primis - alla politica dimostrare - e perciò educare con l’esempio - che si rispettano le regole; che ciascuno svolge e occupa il proprio ruolo senza sconfinamenti, cedimenti o deroghe e deleghe. Troppo disimpegno e indifferenza verso responsabilità e doveri individuali.
Contemporaneamente “i politici sono tutti uguali; sono corrotti; sono ladri“ ecc. Come si crede di far vivere la democrazia, suscitare passione civile, interessarsi alla cosa pubblica, partecipare al bene comune?
La politica ‘buona’ è l’attività più lontana dai clic sul PC. Ci si illude di fondare una democrazia 2.0 con la Rete. Democrazia ‘diretta’: da chi?
Potrà esserci in un futuro una tale affidabilità della Rete, ma quello che osserviamo oggi ci obbliga a riflettere. Da quanti clic sono scelti i rappresentanti dei nostri problemi, della vita quotidiana dei cittadini? I clic quale competenza ci trasmettono di quei rappresentanti? La storia del Paese, le sue relazioni nel contesto geopolitico, i precedenti giuridici che hanno aiutato a sciogliere situazioni difficile governabilità, non sono apprezzabili soltanto consultando la Rete. Governo dei cittadini e non governo dei partiti è uno slogan recente, che denuncia da sè la falsità, perché tocca ai partiti, che hanno partecipato ad elezioni democratiche, trovare una maggioranza per sostenere il governo che saranno riusciti a formare. Sia le promesse esorbitanti delle campagne elettorali sia le velleità populiste si scontrano con la realtà fattuale; c’è un ordinamento che regge le istituzioni, difesa e sostegno dei cittadini. Ci sono incarichi da assumere e da distribuire. Si possono chiamare con disprezzo “poltrone,” ma sono posti di responsabilità che prevedono – addirittura (sic) - dei privilegi. Le famiglie che hanno malati gravi in casa, oppure disoccupati senza speranza, figli ‘disgraziati’ non sanno nemmeno se esistono e quali siano i privilegi. Hanno il diritto di chiedere urgenti, efficaci e chiare risposte alle loro ansie e angosce. I partiti organizzino piattaforme di risposte, preparino la classe dirigente competente e credibile. La negazione della loro capacità di visione e di guida è sancita dalla finta democrazia diretta: rifugiarsi in un referendum per allontanare la responsabilità della scelta. È il voto la consultazione democratica dei cittadini; è la loro censura la perdita o la conquista del consenso.
Per governare bisogna spiegare, chiarire, confrontarsi. Il confronto e il rinnovamento hanno caratterizzato una stagione in cui il partito di maggioranza relativa doveva affrontare situazioni inedite. Sono due parole che racchiudono un programma politico di lungo respiro. Oggi ci sono stati rinnovamenti, invece, che hanno tradito il fine. Un tournover esagerato, per cui non c’è continuità nella staffetta fra i ‘senior’ che possano guidare i nuovi parlamentari. De Gasperi, settantenne, sognò e lavorò per una democrazia che molti giovani non avrebbero né potuto nè saputo attuare. La legge elettorale coi risultati ultimi ha imbrogliato le carte a tal punto da lasciar fuori dal parlamento molte donne (-38%) col gioco delle candidature plurime: gravissimo far scegliere una lista a causa di quel gradito capolista e poi trovare eletta un’altra persona!
Come pure indegno è il giochino di candidarsi ad un nuovo livello istituzionale, lasciando l’incarico rivestito: preoccupati della propria carriera invece che degli interessi dei concittadini.
Urge un ripensamento riguardo alla legge elettorale Questo Parlamento si dia un alto compito che sia davvero storico: non deve fare una Costituzione, ma una legge elettorale che valga per decenni come accade in altre grandi democrazie. Ne scelga una e la copi interamente, non una simil tedesca, una che si si ispira a... sia un sistema che consenta all’apertura delle urne di conoscere chi governerà. I sistemi prevalentemente proporzionali non prevedono vincitori, che governino, e perdenti che stiano all'opposizione. Spadolini divenne primo ministro, pur rappresentando il partito minore della coalizione. Macron è diventato quello che è, perché non è stato eletto con una legge proporzionale. Questo Parlamento ha il compito di interpretare il sogno della federazione europea. Questo Parlamento si colloca in un tempo in cui può fare scelte che riportino i cittadini alla politica per guardare ad orizzonti ancora imperscrutati e affascinanti. Il governo francese ha un ministro dedicato alla intelligenza artificiale, noi abbiamo gruppi che pensano di poter chiudere le frontiere culturali del nostro Paese.
Nell’attesa di un “buon governo“, viene da suggerire di cercare qualche esempio cui ispirarsi.
Il rappresentante di un Paese che aveva fatto la guerra accanto a Hitler e l’aveva persa, poteva con autorità morale rivolgersi ai rappresentanti delle democrazie vincitrici: “Vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia; un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano”.
Era questo lo spirito del nostro Paese settant’anni fa ma, come si dice,
si hanno i governi che ci meritiamo”. (m.g.)

MIX Newsletter / Maggio 2018


lunedì 7 maggio 2018

Pensieri in viaggio / Maggio 2018


Cravatta, Toga, Talare
Simbolo di dignità personale, del rispetto della dignità degli altri, delle istituzioni e delle persone che si rappresentano o si servono. Tutti alla ricerca di identità, di divise, simboli, di distintivi e si trascurano quelli che sono evidenti messaggi di identificazione.

Alfie Evans
Troppa gente ha cercato visibilità, ma il caso ha evidenziato che urge una parola di verità fra scienza e compassione.

Nobel
Perfino il più prestigioso dei premi è stato sfregiato. La nobile giuria dimissionata. Non si gode del mal comune. Lo si censura e si guarda alla sua doverosa riabilitazione.

Bulli e pupe
Inaccettabile qualsiasi giustificazione o sottovalutazione. Le punizioni servono perché “non può essere tutto uguale”. Ma non cambia nulla senza una responsabilizzazione autenticamente vissuta dei genitori, della scuola e dei ragazzi stessi. Non prediche ma fatti: l’esempio! “La non violenza ha l’obiettivo finale di cambiare i cuori. Ma è un percorso lungo.” (Berenice King)