domenica 2 luglio 2017

Pensieri in viaggio / Giugno 2017

Meritocrazia
Un TAR annulla la nomina di direttori stranieri di museo...proprio come i Paesi Smart. Un professore che con le procedure italiane non sarebbe nemmeno nominato primario, è stato chiamato in Australia come Capo Dipartimento di Psicologia in una prestigiosissima università,  a dirigere 60 professori. 

Identità 
Il Real Madrid ha eliminato la croce sovrastante la corona che ha nel suo stemma per poter giocare in Paesi del Golfo e potersi collegare a sponsor musulmani... povera Europa che ha rinunciati a definirsi giudaicocristana... Quanta ragione aveva Giovanni Paolo II! 

Cellulari 
Una classe di liceali per una settimana ha rinunciato ai cellulari.  Commenti di soddisfazione per aver recuperato relazioni alternative. Sarebbe comunque interessante e doveroso che allievi - e insegnanti! - non portassero il cellulare in classe ! Durante le lezioni che necessità c'è di telefonare? Per le emergenze ci sono le segreterie. 

MIX Newsletter / Giugno 2017 / Editoriale

GIALLO ARANCIONE

Quercia, margherita, Ulivo... nomi simbolici e significativi nella evoluzione di partiti storici: da orti botanici sono diventati orticelli e spariti. 
Negli ultimi tempi sono apparsi colori per indicare qualche ulteriore innovazione nel messaggio rivolto agli elettori: t-shirt gialle del Pd per pulire la città, o per la marcia di Grillo ad Assisi; arancione il colore delle elezioni di Pisapia, della bandana di De Magistris, e di vari  gruppi tesi a proposte innovative.
Sono colori solari, di forza e vigore: quello che serve a risvegliare passione civile contro apatia e delusioni. Se alla politica chiediamo efficienza e trasparenza - solare - urge partecipare. 
La partecipazione ha avuto una stagione trionfante, perché chiedeva alla politica  cambi di prospettiva, riforme per affermare nuovi diritti; è subentrata diffidenza, delegittimazione, col corollario di astensionismo e populismo. 
I Partiti che sono lo strumento - costituzionalmente previsto e protetto -  per la partecipazione dei cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art.49) sono sostituiti da movimenti incapaci di condensare gli obiettivi.  A chi giova temere lontani i cittadini dalla politica?
Ebbene anche l'occasione principe di partecipazione, fondamento della democrazia - le elezioni - in questo momento rappresentano un tormentone che non suscita  entusiasmo fra i protagonisti, figurarsi tra gli elettori. Ci stiamo appassionando alle elezioni negli altri Paesi europei, soddisfatti dei risultati antipopulisti prima in Olanda e poi in Francia. Abbiamo espresso giudizi esaltanti quasi fossero nostre conquiste: un pò provinciali. Il dato è che negli altri Paesi europei le leggi elettorali non cambiano ad ogni tornata elettorale e  davvero, ad urne chiuse, conoscono chi è destinato a governare e a presentare il governo in pochi giorni! 
Macron ha presentato ai francesi un movimento nuovo, ma che si è strutturato immediatamente e organizzato come un nuovo partito. 
Anche in Italia nel 2008 si è offerto agli Italiani un partito "nuovo e diverso" - il Partito Democratico - che chiudeva la cosiddetta Prima Repubblica, caratterizzata prima dalla clausola ad escludendum e poi da maggioranze tanto variabili da covare al loro interno  il virus della instabilità, fino ad avere alleati che procuravano crisi di governo per l'interesse contingente di parte anziché del Paese. 
Di riforma in riforma siamo al modello tedesco. Se si deve copiare, tanto vale prendere il modello interamente originale. È pur vero che ormai in Italia è sfuggito il traguardo del bipolarismo (del bipartitismo nemmeno l'ombra!), ma proprio per questo sarebbe necessario un meccanismo che attragga l'interesse dell'elettore  per scegliere e specchiarsi nel suo rappresentante. 
La rinuncia del Pd alla vocazione maggioritaria ha danneggiato l'intero sistema dei partiti; avrebbe potuto indurre una evoluzione generale positiva. A danno fatto, almeno non perseverare. Non ha senso la candidatura multipla: ogni candidato prima, ed ogni eletto dopo (sia pure senza vincolo di mandato), deve essere riconoscibile, controllato, seguito dai propri elettori. 
Ha senso, invece, la scelta da parte dei partiti: si prendano la loro principale responsabilità di presentare e sostenere la classe dirigente che propongono al Paese. Questo metodo contrasta con la logica delle primarie o le parlamentarie, perché qualche migliaio di click o anche qualche migliaia di cittadini ai gazebo non possono significativamente rappresentare la generalità dell’elettorato. Del resto si incaricano i sondaggi di disilluderci rispetto alle attese. 
In questi giorni non sono mancati segnali da parte dei cittadini elettori contro la superbia e la prepotenza dei leader, sia in Gran Bretagna che in Italia. Come è interessante analizzare ceto sociale ed età degli elettori,  sia in relazione alla preferenza di voto che di consenso al singolo leader: se ne ricaverebbero indizi preziosi. 
Senza bipartitismo - o bipolarismo - non ha senso nemmeno l'identificazione fra segretario del partito, che ottiene il maggior consenso, e primo ministro. Anzi: in una alleanza di governo è più indispensabile guidare un partito coeso, che mantiene la dialettica del confronto col governo, nella attuazione del programma concordato, e con l'opinione pubblica da accattivare sulle proprie posizioni. 
E serve parlare, spiegare, ascoltare e incontrare: i social dilatano, ma non sostituiscono la platea di persone fisiche, da guardare negli occhi, perché sentano e vivano la politica. Non c'è dubbio che la situazione attuale è figlia del risultato del referendum dello scorso 4 dicembre. Chissà fino a quando non sarà più ripreso il cammino delle riforme, visto che coloro che fingono di salvarsi l'anima spostando l'attenzione sui vitalizi stanno cercando una legge che salva i loro seggi, non più denunciati come troppi (col referendum il prossimo parlamento sarebbe stato ben dimagrito!). (m.g.)

2 giugno Festa della Repubblica


martedì 23 maggio 2017

MIX Newsletter / Maggio 2017 / Editoriale

CITTADINANZA 

Cittadino - civis romanus sum!- che orgoglio nella dichiarazione di Paolo di Tarso che davanti ad un tribunale ebreo ha rivendicato il diritto di essere giudicato a Roma, da cittadino romano. E Roma ha armato una nave per trasferirlo nella Capitale, coi costi che l'esercizio della autorità ha richiesto, perché non si applica la spending review se si deve esercitare una funzione istituzionale! 
Di quella tradizione giuridica siamo eredi eppure col coacervo di leggi e il diffuso populismo di certi politicanti e media sta svilendosi il concetto di cittadinanza e il ruolo stesso del cittadino, portatore di valori che costituiscono la base dei suoi diritti ed anche dei suoi doveri. 
A fronte di molte rivendicazioni da parte di cittadini - nel tempo si sono formate e istituzionalizzate  associazioni di tutela - non è diffusa la consapevolezza di un protagonismo attivo. Abbiamo alle spalle una stagione in cui la partecipazione era quasi idealizzata mentre oggi è contestazione, magari non violenta - perché ci fu anche quella stagione - ma qualunquista, populista che, invece di valorizzare la propria individualità, rende ogni cittadino un indistinto contestatore di tutto e di tutti. Il cittadino ‘anonimo’ rinuncia perfino alla sua identità: si adegua a sostituire il presepe solo con altri simboli, a togliere i crocifissi dalle pareti, ecc. In tal modo è riconoscibile solo la ‘cittadinanza’ altrui. 
È diffuso un innegabile 'malumore' sociale, anche giustificato da un certo punto di vista, ma coltivarlo significa solo dare potere ai capipopolo e a chi grida di più, perché ha più ragione. Tocca alla politica ricostruire un clima di fiducia e coltivare la speranza, perché senza questi ingredienti non esiste ‘cittadinanza attiva'. 
Eppure ci sono momenti ed esperienze che rincuorano - esemplari - ma spot: i milanesi che ripuliscono la città dopo lo sfascio procurato dai black blok; gli ambientalisti che puliscono spiagge e boschi; studenti che cancellano scritte e immagini dai muri delle loro scuole. Le città non si sporcano da sole: cicche di sigarette per strada; oggetti lanciati dai finestrini delle auto; bordi delle strade periferiche inondate di rifiuti ingombranti (fatta la fatica di caricarli, perché non portarli nei siti opportuni?); marciapiedi e parchi sporcati dai cani, senza che i loro padroni si preoccupino del diritto degli altri cittadini a camminare in luoghi puliti...  
La città è la nostra casa, non è territorio di nessuno. Alla sua manutenzione ordinaria siamo tenuti tutti (e in tal modo si risparmierebbero parte delle tasse comunali). Pulire fuori di casa rende più pregevole e prestigioso il luogo dove abitiamo. Rispettare le regole delle Aziende municipali dei rifiuti mantiene più decoroso l'ingresso della propria casa e degli uffici. Al bello e al pulito ci si deve allenare - e si deve educare - perché non basta affermare che la bellezza salverà il mondo!
Tocca alla politica ricostruire fiducia e speranza:  ingredienti perché in una società organizzata i cittadini si sentano considerati come fondamento di uno Stato ordinato. La politica approssimata, i politici incolti e qualche volta scorretti e corrotti, lanciano messaggi controproducenti che creano alibi nella base popolare: tutti uguali sarebbero i politici e come i politici possono comportarsi anche i cittadini: "fanno tutti così". 
Non c'è speranza di sviluppo per un Paese che abbia i cittadini che non si sentono considerati nei loro bisogni più acuti. Lo Stato deve servire i cittadini e non considerarli succubi: si utilizzi la burocrazia per semplificare la vita quotidiana e non per irritare gli utenti; ci si confronti senza rancore. I Partiti diano il buon esempio. Se gli elettori - cittadini  nella pienezza dei diritti - devono partecipare, si faccia una legge elettorale che dimostri di volere la loro rappresentanza vera ed efficace. Per risparmiare (?) si sono molto ridimensionati il numero dei consiglieri, per esempio, nei consigli comunali, ottenendo talvolta il risultato di non trovare candidati sufficienti. E l’astensionismo segnala due “diminutio” della cittadinanza: la rinuncia da parte dell’elettore alla dignità del suo voto e la responsabilità dei partiti a non coltivare la passione civile degli elettori. Urge porre rimedio. 
Risparmiare sulla democrazia significa spesso comprimerne il valore e l’efficacia. Si stimoli la lealtà fiscale, con norme facili e trasparenti, che consentano di sanzionare l'evasione e l'elusione. Non sarebbero cittadini - così bisogna censurarli! - coloro che approfittano dei benefici della società e non pagano! 
C'è molto da fare, dalla scuola ad ogni altra espressione della  organizzazione sociale. 
Importante è parlare chiaro. I cittadini francesi, in questi giorni, hanno scelto un Presidente giovane sì, ma preparatissimo: veste con rispetto delle istituzioni e dei cittadini (giacca e cravatta), non fa il gesto a V per la vittoria, non abusa dell'aggettivo 'storico', piuttosto richiama 'immensa' la responsabilità che lo attende.  Non ha rottamato ma recuperato tradizione e storia di un Paese che ha inventato i "citoyens", con liberté, égalité, fraternité. 
Non sarebbe una bella sfida recuperare l'orgoglio della cittadinanza?!  

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà un nuovo senso del dovere”. (Aldo Moro, assassinato il 9 maggio 1978). (m.g.)

MIX Newsletter / Maggio 2017 / copertina


9 MAGGIO / GIORNATA DELL'EUROPA


8 MAGGIO / GIORNATA MONDIALE DI CROCE ROSSA