mercoledì 12 aprile 2017

Pensieri in viaggio / Aprile 2017

Dat
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento è inutile e dannosa, secondo me. 

Vendite
Utero in vendita, vita in vendita: si può comperare tutto, anche la morte. Non conta più niente e nessuno. Abolita la schiavitù, abolita la pena di morte… torniamo indietro su tutto? 

Autismo
Finalmente una vera presa in carico e bene la legge. 

Minniti 
Bene. Sei cortei, molti Capi di Stato e di Governo a Roma; Papa Francesco a Milano. Il 25 marzo una bella giornata degna di un Paese civile. 

Terremoto
Ha ragione Zamberletti. Serve un Ministro alla Protezione Civile. Il coordinamento è ruolo politico. 



Anne Marie Pellettier

Chi è ? La biblista francese Anne Marie Pelletier, docente di Sacra Scrittura ed Ermeneutica biblica è l'autrice delle meditazioni della Via Crucis di quest'anno, al Colosseo. 
Una scelta simbolica voluta da Papa Francesco per rafforzare il cammino di valorizzazione delle donne nella Chiesa. «Una società che umilia le donne è priva di futuro» scrive nei suoi saggi la Pelletier, che è anche collaboratrice del mensile Donna Chiesa Mondo dell'Osservatore Romano. Gli studi di Anne Marie Pelletier si concentrano sulla interpretazione, da un punto di vista femminile, dei testi sacri. Perchè l’emarginazione delle donne è da cercarsi anche nella Bibbia. 

martedì 11 aprile 2017

INTERVISTA / Avvenire / 10 aprile 2017

«La legge sul fine vita? Meglio sarebbe stato non farla proprio, ma almeno la si cambi». Già ministro della Sanità e oggi presidente di un grande polo ospedaliero romano come l’Idi, Mariapia Garavaglia vanta anche una lunga militanza nel Pd. Proprio il partito che, con M5S, sta portando avanti il disegno di legge con più determinazione. «Ma questa legge – dice – non l’avrei voluta, la pressione per ottenerla mi preoccupa».

Cosa teme?
«Lo scivolamento nell’ideologia, perché con tutta evidenza non si ha in mente il contesto del nostro Sistema sanitario nazionale, che è di impianto universalistico, aperto a tutti e che a tutti mette a disposizione gli stessi strumenti diagnostici e terapeutici. Abbiamo poi un Ordine dei medici che di recente ha rinnovato il proprio Codice deontologico, valorizzando i compiti del medico nei confronti di tutti i cittadini. Ora questo stesso medico viene invece deresponsabilizzato burocratizzando il suo rapporto col paziente e i familiari».

Cosa potrebbe succedere nell’applicazione della legge sulle Dat?
«È facile immaginare un contenzioso infinito. Poche settimane fa è stata approvata un’ottima legge sulla responsabilità dei medici con la quale si è cercato di mettere una toppa su tutti i casi nei quali il rapporto con il paziente diventa ambiguo o conflittuale. Introdurre con un’altra legge nuovi elementi di incertezza e opacità non mi pare una buona idea».

Però si sente dire che ci vuole una legge per uniformare convinzioni diverse su temi delicati. È così?
«Mi fido più di medici preparati che di una legge che precisa cos’è e cosa non è cura o accanimento e che del consenso informato fa una pratica burocratica e non una relazione che richiede tempo e non commi di legge. Si pensi piuttosto a formare i medici alla buona comunicazione. Perché ogni volta che si trova davanti a un compito difficile lo Stato si rifugia in una nuova legge? È una vera ossessione normativa».

La nutrizione è diventata 'trattamento sanitario'. Cosa ne pensa?
«Che è molto pericoloso: non vorrei che arrivassimo al punto in cui visto che idratare e alimentare costa si pensi di aiutare il Sistema sanitario a risparmiare... Ci sono patologie soprattutto degli anziani che richiedono una speciale idratazione del paziente, ma se si dice che questo semplice gesto è un atto medico chi garantirà che non vengano lasciati morire di sete?».

Cosa si deve fare per migliorare questa legge?
«Va introdotta l’obiezione di coscienza. Quando c’è di mezzo la vita e la morte non si può chiedere ai medici di ridursi a semplici esecutori di un dettato normativo. Ma è indispensabile lasciare uno spazio per l’obiezione anche alle istituzioni sanitarie d’ispirazione religiosa, che non sono solo cattoliche. Inoltre, ai cittadini va dato il diritto di scegliere tra strutture che accettano ciò che prevede la legge sulle Dat e quelle che garantiscono la coerenza con i propri princìpi. È una questione di libertà. Perché comprimerla?».

Tra gli argomenti che si portano a favore di questa legge c’è anche il fatto che l’Italia dovrebbe allinearsi a diritti già riconosciuti da altri Paesi, anche appena oltre i nostri confini...
«E perché mai le regole altrui dovrebbero valere anche da noi? Nessuno pensa che invece potremmo essere più avanzati con il nostro Sistema sanitario, ispirato a un rispetto per la dignità di ogni persona che ci viene invidiato nel mondo, Stati Uniti in testa? Invece di essere orgogliosi del nostro umanesimo solidale desideriamo l’individualismo altrui. Questa sì che è bella...».

Cosa risponde allora a chi sostiene che occorre una norma che garantisca la libertà di scelta?
C’è un problema di emotività e di comunicazione mediatica, che enfatizza la libertà personale. Ma la si invoca quando vediamo i casi drammatici che ci vengono proposti: se invece pensassimo che tutto questo apparato ci riguarda giudicheremmo in modo meno astratto. La libertà d’azione sulla vita umana misura tutte le altre. Non si può scrivere il diritto sulla base di ciò che piace o non piace, perché così si imbocca una china pericolosissima che porta presto o tardi a eliminare quello che ci disturba, come la disabilità o la malattia grave».

E a situazioni estreme, come quella di Fabo, che risposta va data?
«Non si può far sentire nessuno abbandonato, solo, senza speranza. Non potendo provvedere a tutto lo Stato deve stabilire le priorità di intervento: e tra queste c’è sicuramente una cura massima per il fine vita, con l’obiettivo di togliere ai parenti ogni pensiero che non sia affettivo. Intendo dire che le persone più sofferenti devono sentire attorno a sé l’attenzione e la cura di tutta una comunità, che ha fatto la scelta di dargli non la 'libertà di morire' ma quella di vivere. Siccome la salute è un bene inviolabile si rimuova ogni ingiustizia che la rende esposta a violazioni».

Se entrasse in vigore così com’è che impatto potrebbe avere la legge sul fine vita?
«Le generazioni di medici oggi in servizio hanno ben chiara la loro missione professionale. Con norme come queste però si mette in circolazione una cultura che considera tutto acquisibile se e come lo si desidera: un bambino, un utero, la stessa morte. Va messa in guardia l’opinione pubblica sulle illusioni e le insidie di questa idea, che pone la vita sul piano dei beni disponibili a richiesta. Una mentalità simile impone al medico di adeguarsi a ogni richiesta, alla quale finirà per prestare ascolto più che alla propria 'scienza e coscienza'. Ma è questo che si vuole?».


Avvenire, 10 aprile 2017

giovedì 30 marzo 2017

MIX Newsletter Marzo 2017 / Editoriale

PRIMA L’ITALIA PRIMA L’EUROPA 

Ci sono slogan che sono stati usati indifferentemente in campagne elettorali di forze politiche molto diverse. 
Il fatto è che non basta copiare, perché i programmi politici - anch’essi senza copyright – devono essere costruiti con parole pesanti, quanto sono onerosi gli impegni che si assumono verso gli elettori e i propri militanti. Per esempio, Trump ha entusiasmato i suoi elettori con lo slogan “Prima l’America”, ma non ha potuto dire “Prima la Carolina” oppure “Prima il Texas”… Noi non possiamo ancora dire “Prima l’Europa” e questo sta diventando un vero virus per l’Unione, perché ogni Paese rischia di voler affermare prima la propria nazione. 
Perfino Forza Italia, che fu uno slogan della DC e poi il nome di un partito, non aveva una connotazione nazionalistica, ma solo una proposta programmatica. 
Oggi, invece, qualche programma partitico diventa piattaforma di un nazionalismo populista che fa perdere l’orizzonte di politiche forti per il futuro del Paese. 
Un noto studioso di fenomeni sociali – Giuseppe De Rita – ha recentemente scritto che per affascinare  l’opinione pubblica non servono cataloghi di programmi, perché ormai non sono più credibili: infatti ad ogni tornata elettorale compaiono voluminose piattaforme che puntualmente non saranno attuate. Piuttosto serve dimostrare che ad ogni problema corrisponde una soluzione e che la politica (i partiti) ha una visione da proporre, conosce la strada per il futuro e offre speranze da realizzare insieme, da vera comunità.  
Il mese che sta volgendo al termine ha proposto molti motivi di riflessione e anche ricorrenze che avrebbero potuto allargare il cuore. La giornata internazionale della donna, la festa dell’Unità d’Italia (17 marzo), la giornata della memoria contro tutte le mafie, il 25 marzo compleanno dell’Europa: tutti risultati ottenuti di cittadini consapevoli del valore della democrazia e della legalità. Ma sono arrivati lutti in diversi Paesi europei e da ultimo l’attentato a Londra. La riunione dei Capi di Stato e di Governo a Roma può e deve essere uno spartiacque fra populismi e nazionalismi, che chiudono i popoli alla speranza, contro l’apertura verso la realizzazione di un sogno, l’Europa unita, patria di 550 milioni di cittadini. 

Come diceva Mitterrand il nazionalismo è guerra, mentre la visione sovranazionale rende compatibili e integrate culture che costruiscono e mantengono la pace. Del resto alle porte del nostro Paese negli anni ’90 abbiamo avuto la certificazione che dalla disgregazione nascono le guerre. La guerra balcanica è il risultato del disfacimento della Federazione iugoslava. E’ tempo che imitiamo i nostri giovani ‘nomadi’ in tutto il mondo. A loro starebbe stretta la vita legata solo al paese di nascita. Osserviamoli: viaggiano, parlano diverse lingue e sanno assumere abitudini senza perdere la loro identità. I Paesi della UE, invece, sembrano voler difendere una identità che si è smarrita anche attraverso un allargamento non governato; basta pensare ai comportamenti di Ungheria o di Polonia. 
I Padri fondatori, che venivano per nascita da terre di frontiera (da cui erano originate due guerre mondiali) ponevano nella comune identità culturale europea le fondamenta per sognare prima e costruire poi un progetto che ha permesso decenni di pace e di prosperità, come mai era accaduto. Ed è la prima volta che l’Europa, nonostante le difficoltà che attraversa, è contrastata da leader stranieri che ne auspicano l’ulteriore indebolimento. 
Forse dopo Trump e le mire egemoniche di Putin i nostri governanti potrebbero raccogliere la sfida per correre verso un “riordino” dei Trattati e delle prassi. Di volta in volta ci si augura di avere un unico Ministro del tesoro o della difesa, come abbiamo l’Alto Rappresentante di politica estera. 
Sarebbero soluzioni burocratiche invece che politiche, che aumenterebbero i passaggi nella catena di governo piuttosto che esprimere una politica unitaria. 
Dopo il sollievo per il risultato delle elezioni olandesi, c’è da augurarsi che ci sia un risultato simile in Francia, ottenuto da un giovane leader, Macron, che non ha paura di difendere l’Europa. Alla Le Pen non si contrappone sul medesimo piano e cambia completamente registro offrendo ai francesi chiarezza ideale, coraggio di parole diverse da quelle dei populisti per superare sfide che, afferma: “non sono più tanto tra destra e sinistra ma tra apertura e chiusura”. Non teme di parlare di immigrazione. E’ un leader di 39 anni, ma ha studiato all’ENA, parla tre lingue, ha lavorato alla Banca Rothschild, è stato consigliere di Hollande e Ministro dell’economia. Veste con la cravatta, legge molto,  non usa parole fuori posto e invece di evocare contrapposizione tra gli Stati e i popoli, evoca solidarietà, responsabilità e pace.  

Occorre fare il tifo, e sperare nel successo di tutti coloro che si impegneranno per poter dire “prima l’Europa!”. (m.g.)

sabato 11 febbraio 2017

MIX Newsletter / Febbraio 2017 / Editoriale

PROVIAMOCI!

“Nei Paesi normali alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno” (Napolitano) e nei Paesi normali, possiamo aggiungere, non si cambia legge elettorale ad ogni legislatura. Ammettiamo pure che abbiano ragione quelli che affermano che sono ben altri i problemi degli Italiani, ma è altrettanto vero che è interesse degli Italiani poter contare su un governo che stia in carica con pienezza di potere per risolvere i problemi dei cittadini ...
Tuttavia dopo il 4 dicembre - avranno capito tutti quanto sarebbero state utili le riforme? - la cronaca è occupata prevalentemente dalle questioni, e non sempre nobili, dei partiti e dei movimenti. Prima ancora di avere una legge elettorale, si sproloquia sulle possibili alleanze per le prossime maggioranze, puntando su deduzioni dai sondaggi e su equilibri interni ed esterni, che non garantiscono l'obiettivo necessario, sempre invocato e utilissimo, di ottenere con le elezioni un vincitore certo, con una maggioranza definita e con un programma che abbia favorito il consenso dell’elettorato.
Ascoltare i discorsi che intercorrono fra le persone che affollano luoghi non luoghi come mezzi di trasporto, supermercati, incontri occasionali, consente di identificare un sentire generalizzato di tale insoddisfazione per la politica, che fa capire come il populismo e il qualunquismo prendano piede facilmente, e siano causa o del voto di protesta o dell’assenteismo.
I media non possono che registrare - ed enfatizzare – le situazioni di degrado delle competenze, del merito, del peso della burocrazia; le vittime sono la passione civile –col conseguente rifiuto della politica- e lo scetticismo verso l'unica meta che darebbe futuro di sviluppo, l'Europa. Nell'attesa della normalità per cui avremo - chissà prima o poi - una legge come in Francia, Gran Bretagna e Usa che duri per decenni, ora bisogna saper bilanciare i messaggi al Paese, e a una opinione pubblica confusa, indicando delle priorità.
Il Ministro Calenda, sostenendo, come Napolitano, che non è tempo di elezioni, ha in mente la debolissima e incipiente ripresa da difendere. Attorno a noi si muovono le opinioni pubbliche europee, quelle dei Paesi in attesa di elezioni - Francia, Germania - e quelle dell'Est che protestano.
Intanto è insediato in USA un Presidente legittimamente eletto, che può non piacere a molti ambienti ma che è legittimato dalla democrazia. Anche da quel fronte giungono provocazioni che riguardano il nostro futuro, come Paese europeo, come Unione.
E questa celebrerà in marzo a Roma il Sessantesimo di quei Patti che fino ad ora ci hanno reso una potenza economica più grande di quella nordamericana.
È tempo che gli attuali Capi dei Paesi europei si mettano "in competizione" coi loro predecessori e Padri Fondatori per completare il processo di unificazione.
Anche i 50 Stati USA non hanno la stessa velocità...
Di volta in volta si invoca un unico ministro dell'economia, una unico ministro della difesa; Maastricht è stato definito da un politico sinceramente europeista un trattato ‘cretino'. Forse il contesto transoceanico può spingere verso un grande obiettivo finora mancato: gli Stati Uniti di Europa. Ma sono molti i partiti euroscettici e avversari dell'Euro! Le prossime campagne elettorali (e i minacciati referendum) avranno questi argomenti, raccontati con le approssimazioni e le "bufale" propagandistiche continuamente urlate. Non dobbiamo nasconderci che non mancano motivi per tale propaganda: l'immigrazione non governata e la paura del terrorismo. E la crisi economica non ha ancora finito di " mordere" la gran parte delle famiglie che hanno in casa giovani disoccupati, anziani fragili o persone bisognose di servizi. Fin troppo facile mettere sui piatti della bilancia queste situazioni.
Mi chiedo perché il 45% dei nemici dell'UE (secondo i sondaggi) si mobilita con tanto successo e il 55% dei convinti di quanto ci serva l'Europa Unita non dispieghino altrettanta capacità persuasiva e decisiva.
Ciascun Paese - fosse anche la Germania - sarebbe un vaso di coccio fra i giganti: Xi Jinping, Trump, Putin. L'Europa, forte economia, non avrebbe nessun peso politico. Lo sguardo "fuori", cioè la politica estera, non può essere estranea alla politica interna e la finestra europea sul Mediterraneo e Nordafrica finalmente - forse- dimostra quanto sia determinante per la tenuta dei Governi. L'incontro di Malta e la operatività del Ministro Minniti stanno dando una svolta all'enorme problema della migrazione (secondo gli Osservatori internazionali sono 70 milioni i migranti che si spostano nel mondo!), ma la molestia avvertita dai cittadini non è ancora sconfitta da una modalità organizzativa che tenga insieme diritti umani e diritti dei cittadini.
Per acuire quella specie di rancore sociale che si insinua nella propaganda politica non sono mancate nemmeno le proteste dei cittadini vittime del terremoto. Previdenza e competenza per programmare la difesa vera del territorio sono legate a scelte politiche preveggenti (per esempio non abolire le Province prima che siano abrogate dal testo costituzionale).
Populismi, nazionalismi, protezionismi: questi ismi continuano a nuocere, mancando una strategia di lunga visione. Questa è frutto di studio: della storia, della geopolitica, della politica passata e dei suoi risultati, della economia, della sociologia...
Per governare non bastano movimenti nuovi ma senza radicamento: questi usano slogan senza contenuti elaborati di lunga lena. La Rete, come le primarie o le parlamentarie improvvisate, non creano empatia con l’elettorato più vasto e fuori dai propri cerchi magici o meno.
È responsabilità primaria e fonte di identità dei partiti la selezione della classe dirigente, coerente con il profilo che si assume nei propri organi decisionali.
La politica, squisita attività di relazione umane, deve incarnarsi sui territori e nel confronto con le persone. Nessuna legge elettorale, in quanto semplice architettura, può appassionare i cittadini che meritano di conoscere da vicino i propri rappresentanti per poterli controllare e giudicare, in attesa del successivo turno elettorale. Non si impara a governare sulla pelle dei cittadini: bisogna essere già “imparati” per esercitare le funzioni rappresentative. I Romani ci hanno insegnato tutto ed anche come accedere alle cariche: si seguiva il "cursus honorum". Vale in tutto e per tutti, ovviamente. Proviamoci!


27 GENNAIO
GIORNATA DELLA MEMORIA 
GUAI DIMENTICARE!


Le schiavitù di oggi / 8 febbraio 2017

La Terza Giornata Mondiale Ecclesiale contro la Tratta è una giornata di preghiera e riflessione. E’ stata un’ iniziativa di Papa Francesco scegliere una Giornata Mondiale Ecclesiale per coinvolgere tutte le religioni contro il traffico di esseri umani, tre anni fa in occasione della Giornata Internazionale per l’abolizione della schiavitù, della Global Freedom Network (GFN).
Infatti è necessario riflettere -perché ci si dimentica in fretta – che esiste una realtà di schiavitù odierne e come si possa lavorare per spezzare gli anelli di pesanti catene che schiavizzano tante persone e soprattutto donne e bambini. Senza dimenticare i migranti!
La tratta si inserisce in quelle trame di criminalità mondiale che mirano allo sfruttamento del lavoro forzato, della prostituzione, all’espianto di organi.
Alle soglie del terzo millennio è paradossale che il fenomeno della tratta di esseri umani possa esistere ancora in una forma così ben organizzata assumendo addirittura nuove connotazioni.
Nonostante le statistiche in tale settore siano molto difficili da ottenere, si valuta che ne siano vittime milioni di persone. In generale si ritiene che la tratta di esseri umani sia destinata esclusivamente ai fini della prostituzione; di fatto però può anche sfociare in attività svolte a condizioni degradanti presso fabbriche, aziende agricole, strutture turistiche, ristoranti, ovvero nuclei familiari.
Tuttavia il fenomeno riguarda prioritariamente le donne che sono utilizzate per la prostituzione, la pornografia o il “turismo sessuale”.
Sento di indicare una nuova forma ti tratta, frutto di una contraddizione antropologica e ontologica: la tratta degli uteri o, se si preferisce, dei figli ottenuti da mamme affittate. Che si tratti di cedere, per povertà, il proprio corpo come una “incubatrice”, oppure di una mal concepita idea di generosità, di chi accetta, e di un perverso diritto individuale di chi desidera “un figlio ad ogni costo”, mi pare che abbiamo inventato un’altra sofisticata modalità di tratta di esseri umani.
Le cause della tratta sono estremamente varie e complesse. I motivi per cui uomini, donne, giovani, adulti o bambini divengono vittime di tale ingranaggio sono molteplici e diversi a seconda che si tratti di PVS (Paesi in Via di Sviluppo), PECO (Paesi Europa Centrale e Orientale) o paesi industrializzati. Tuttavia esiste una ragione di fondo all’origine della tratta: la povertà. Di fatto, la precarietà delle condizioni socio-economiche è fondamentale per la creazione di questa situazione di schiavitù moderna.

di Mariapia Garavaglia
Presidente della Fondazione Maria Paola Colombo Svevo
(articolo pubblicato su Il Dialogo di Monza - La provocazione del bene/ 8 febbraio 2017)

Maria Paola Colombo Svevo
Il 14 dicembre 1995 Maria Paola Colombo Svevo relazionava sulla Tratta in sede di Parlamento Europeo, divenendone la madrina della risoluzione approvata nella sua prima formulazione nel febbraio 1996. La Fondazione che porta il suo nome e che ha sede a Monza si sente impegnata a mantenere vivo sia lo studio del fenomeno sia lo stimolo alle Istituzioni, interne e internazionali, perché si debelli questa vergogna per l’umanità.


MIX Newsletter / Febbraio 2017


Pensieri in viaggio / Febbraio 2017

Orribile
Tifare per il vendicatore! Guai ad accettare l’idea della giustizia fatta da sé.

Incredibile
È servito un documento di 600 intellettuali per farci vergognare di come la scuola non insegni e difenda la nostra lingua. Cellulari e lessico volgare non hanno bisogno di rispettare la grammatica!

Copiare! 
Shanghai, Madrid, New York. Dimensioni diverse. Tutte più pulite di Roma!

Privacy
I cartellini identificativi, per privacy, indicano solo il nome di battesimo. Senza cognome non si identifica nessuno: meglio allora togliere il cartellino. Francamente è eccessiva la confidenza di chiamare il dottor Enzo, l’infermiera Valeria, il cassiere Giovanni…

Giornate
4 febbraio giornata contro il cancro
5 febbraio giornata per la vita
5 febbraio giornata contro lo spreco alimentare
7 febbraio giornata contro il bullismo
8 febbraio giornata mondiale ecclesiale contro la tratta
10 febbraio giornata del ricordo per le vittime delle foibe
11 febbraio giornata mondiale del malato
A cosa servono? A far riflettere e, spesso, anche a suscitare, col dibattito, misure necessarie e utili a raggiungere i fini dichiarati. 

Speriamo!