venerdì 26 settembre 2014

MIX Settembre 2014 / Apertura


CORAGGIO: scegliere con il cuore
CORAGGIO è responsabilità, è vincere l’indifferenza e metterci in gioco, sporcarci le mani, assumerci dei rischi per fare ciò in cui crediamo. 
CORAGGIO è scegliere ciò che è giusto: difendere la vita, difendere chi è più debole, agire con coerenza senza lasciarci intimorire dalla paura di fallire, dalla consapevolezza dei nostri limiti, ma provando a superarli per essere migliori, abbattere i pregiudizi.
CORAGGIO è cogliere la sfida di ciò che e nuovo e diverso, è aprirci al dialogo, al confronto, alla condivisione,è accogliere l'altro con serenità e positività, disposti a rinunciare a qualcosa, a metterci in discussione con umiltà perdonare.
CORAGGIO è perseverare, avere costanza negli impegni presi, senza arrendersi di fronte alle difficoltà, alla fatica, al sacrificio, alla sofferenza, senza cedere alla  tentazione di tornare indietro, di rinunciare.
CORAGGIO è saper riconoscere i propri sbagli e ritornare sui propri passi, rialzarsi e ripartire.
CORAGGIO è fermarsi e riflettere, è partire ma anche restare.
CORAGGIO è cambiare rimanendo autentici. 
La vita vissuta con CORAGGIO è autentica: CORAGGIO è sogno, è vivere, non lasciarci vivere!  

(carta del coraggio, Route San Rossore 2014) 

MIX Settembre 2014


CONCORDIA DISCORS

L'estate non è stata priva di argomenti. Anche per i media poco gossip e molti approfondimenti. L'Europa è stata protagonista per le nomine, il tormentone del conflitto rigore/flessibilità e, purtroppo, anche per le scelte (non fatte) in merito ai conflitti armati veri su cui l'occidente balbetta senza una strategia. Si sono cominciate le guerre e non si sono programmate le exit strategies. Si è pianto la morte di un'orsa, mentre non c’è aria di indignazione e dolore per le decine e decine di migranti naufraghi, di cristiani massacrati ovunque, tutti i giorni. Muore anche la nostra civiltà quando non mette in campo un vasto dibattito sui suoi valori fondanti, per reagire alla perversione di una violenza che tocca tutti i gangli della società sotto diverse forme: femminicidi, omicidi di minori in culla, annegamento di profughi, e si può continuare. 

Forse la politica ha moderato i toni, anche se all’antipolitica si stanno comunque offrendo molti argomenti. La vicenda delle nomine alla Corte Costituzionale e al CSM ha mostrato quanto la politica non sia ancora uscita dal suo vecchio guscio. 
Perfino io che non sono in Parlamento vengo rimproverata, perché ormai si fa di ogni erba un fascio. 

L'opinione pubblica -soprattutto quella sprovveduta di sofisticate analisi, ma che vota!- si accorge che i tempi della politica sono incompatibili con quelli della società, che è globale, anche per chi non se ne accorge. Il premier fa di tutto per ...correre. Cerca di stare dove la rappresentazione dell'Italia reale consente di lanciare segnali di fiducia. Ha aspettato a Genova l'arrivo della carcassa della Concordia: ha voluto sottolineare il risultato di un lavoro di squadra di professionisti e di tecnologia che il nostro Paese è in grado di mettere in campo. Non è andato a casa di Confindustria per l'Assemblea annuale, ma ha partecipato a quelle periferiche. Visita le fabbriche innovative, le scuole, anche quelle di difficile collocazione, ma simboliche. Ne spara tante -si direbbe- ma con l'intento di suscitare ottimismo nel Paese. Eppure anche gli 80 euro promessi ed effettivamente erogati non hanno attenuato una serpeggiante e diffusa sfiducia. C'è qualcosa di indefinibile che blocca il Paese e che richiede a ciascuno un esame di coscienza circa l'impegno a  favore della comunità. Non può essere che ci vogliano premi incentivanti per fare il proprio lavoro; non può essere che senza incentivi le aziende non investano. Manca il senso del dovere, del rispetto degli altri, della buona educazione. Si osservino i comportamenti in strada di automobilisti, pedoni, vigili... Cominci la politica! 

Coraggio! È la parola d’ordine della Carta che gli scouts hanno approvato, in agosto, a San Rossore. Questa Route ha dedicato approfondimenti e assunto impegni anche per il cimento dei giovani in politica. Era ora: altrimenti dove trovare nuove generazioni di politici cattolici? La Route del 1986 aveva escluso espressamente la partecipazione di politici e mi ero molto "offesa", perché venivo dall’Agesci (ero allora deputata). A San Rossore invece qualche politico c'è stato: è notoriamente scout Matteo Renzi.
A proposito, che provincialismo contestare la localizzazione della Route! Evidentemente i critici ambientalisti non conoscono la cultura e le consuetudini degli scouts, i quali lasciano gli spazi dedicati alle attività, in uno stato molto migliore di come mediamente li trovano. Coraggio anche in politica estera, che è fondamento e prosecuzione di quella interna. L'estate ci ha proposto, attraverso le immagini rilanciate dai media, ecatombi di migranti e di cristiani o, comunque, di minoranze in diverse parti del pianeta, e in particolare in regioni assai vicine all'Italia. Da De Gasperi a Moro ad Andreotti l'Italia ha saputo in passato essere un play maker di diplomazia nel mediterraneo e nel vicino oriente, da alleato leale ma autonomo, "consulente" ascoltato dai Potenti. 

Da qualche anno non è più così, ma urge riprendere il filo di una matassa intricatissima. La guerra di  George W. Bush ha favorito la ripresa di forze che affidano all'integralismo religioso la ridefinizione di una loro identità politica. La situazione è certamente difficilissima e complessa ma occorre spiegare alla opinione pubblica i passi necessari che  l'Italia farà insieme con gli alleati. Una politica attiva in questo campo serve anche ad individuare una strategia per le ondate di migranti rifugiati, che non divengano "merce" di propaganda politica contro ogni nostra appartenenza a consessi internazionali. Con Mogherini l'Italia ha ottenuto una posizione in Europa che può essere un blocco di partenza. Tuttavia non ci sarà una politica estera europea senza una difesa europea, senza fisco europeo e senza finanza europea. I Padri fondatori vollero l'Europa perché non si ripetessero le guerre del secolo scorso; oggi i nostri governanti guardino il paesaggio offerto dalla "terza guerra mondiale a pezzetti" e suscitino nelle nuove generazioni il desiderio degli Stati Uniti d’Europa per difendere una identità culturale di democrazia e tolleranza  e per rendere  più equilibrate le sfide mondiali, nei settori tattici e strategici. Il semestre europeo a guida italiana è avanzato ma lo spirito europeista non alita nel Paese. E' vero che le riforme interne hanno più presa, ma sarebbero anche facilitate da un qualche elemento coesivo. 

Mi duole veder il PD così esitante (eufemismo) non nell'assumere acriticamente i proclami del premier, ma almeno nell’esprimere un pò di entusiasmo. Si rimprovera al premier, per esempio, di aver presentato il piano delle infrastrutture con finanziamenti già da tempo deliberati. Allora perché non si sono spesi e le opere non realizzate? In altri settori si evocano decisioni precedenti a questo governo: perché non abbiamo spinto per vederne i risultati? Da quanti anni si agitano le riforme? Forse il centrosinistra ha preferito essere “schizzinoso” nel cercare le alleanze utili e possibili (contrariamente a quanto facevano DC, PCI, PRI…)? Renzi si è intestato il 40,8 e il PD non vuole mantenerlo? Il mondo corre, cambia velocemente: bisogna scrutare il futuro per accompagnare i fenomeni e non essere trascinati, senza aver scelto dove. È un passaggio stretto per tornare alla politica, sconfiggendo disfattismo e antipolitica. Renzi con le sue scelte -nel decidere dove andare e dove non andare, di ricevere o non ricevere delegazioni o sindacati- sta riportando al centro il primato  della politica. 
(m.g.)

giovedì 25 settembre 2014

Pensieri in viaggio / settembre 2014


Roma 1 
Roma Capitale! I francesi o i tedeschi avrebbero scritto Parigi Capitale o Berlino Capitale? Che spreco cambiare tutte le livree dei mezzi, i loghi, la segnaletica. Altro che bilancio difficile se si spreca... Alle Giunte Rutelli o Veltroni non sarebbe proprio saltato in mente che Roma non fosse nota in tutto il mondo come capitale d'Italia!  

Roma 2
Ore 12.12 di giovedì 18 settembre (ma vale per ogni altro giorno) nel quadrilatero delle Bermude: Corso, piazza S. Eustachio, piazza della Minerva, piazza della Rotonda, piazza Capranica, via Colonna Antonina, piazza Montecitorio, piazza di Campo Marzio, piazza del Parlamento, largo Chigi, ci sono camion che scaricano ( a Mezzogiorno !? ), decine e decine di Van,  NCC, mezzi  dell' AMA, bus a due piani. In quale capitale non ci sono orari di carico e scarico?  I pedoni non possono passare e i residenti sono assediati. 

Donne 1
Quote (rosa ovviamente) al governo. Quote in Europa. No quote alla Corte Costituzionale? 

Donne 2
Anche le donne protagoniste e vittime dei fondamentalisti: vietato studiare, obbligo infibulazione, indottrinamento. Solo la cultura le salverà. L'alfabetizzazione è lo strumento per renderle consapevoli. 

Orrore
Gole tagliate come in un sacrificio liturgico! Ci sono uomini e donne occidentali che si affidano all'Islam fanatico, trovando un senso alle loro vite. Le nostre culture e civiltà perché non suscitano passioni ed entusiasmo? Riflettiamo per non trovarci a un punto di non ritorno.  

Cultura e culture
Per non offendere gli altri, i cattolici (?) rinunciano al crocifisso, al presepe... Un musulmano non rinuncia a pregare in qualsiasi luogo, quando è il tempo della preghiera. Rispetta il Ramadam, indossa abiti rituali, rispetta il giorno di riposo. Proprio come noi! 

Come i politici
Prima che cominci il Sinodo sulla Famiglia esce un libro che contesta tesi che i padri sinodali non hanno ancora deliberato. I cinque prelati autori avrebbero potuto aspettare le conclusioni, dopo aver partecipato. E a Francesco credo non possa interessare di meno! Per i media, invece, la comunione sì la comunione no ai divorziati è un tormentone. Proprio di chi non conosce quanto altro arricchirà il dibattito nelle sale vaticane.  

Alzheimer
Il 21 settembre è stata la Giornata Mondiale dell'Alzheimer. La drammatica esperienza delle famiglie che hanno un malato induce a chiedere alle istituzioni di favorire la ricerca, ai volontari di supportare con adeguata formazione le persone che ne sono toccate, al nostro Sistema Sanitario di offrire le prestazioni ad oggi possibili, non essendo ancora a disposizione la cura. La Non Autosufficienza deve essere una priorità. 

lunedì 15 settembre 2014

AVVENIRE / 13 settembre 2014


SANITA': Padre Patriciello
Caro Direttore,
la lettera di Padre Patriciello, drammatica e nobilissima, pubblicata ieri su Avvenire, mi ha addolorato come cristiana, preoccupato come cittadina, scandalizzata come ex ministro della sanità.
Mi permetto di sottolineare alcuni aspetti nella prospettiva politica, perché in questo ambito sento una precisa responsabilità personale. 
Il primo riguarda il fatto che dopo tanti anni di impegno per una crescita seria e omogenea del nostro servizio sanitario nazionale dobbiamo purtroppo riconoscere che la regionalizzazione ha portato in alcune parti del paese ad un arretramento della qualità complessiva. E' un aspetto che sembra un tabù indiscutibile;  dobbiamo invece avere il coraggio di ridiscutere il significato civile di un'autonomia che non ha prodotto i risultati che ci attendevamo. Le liste d'attesa riportate da Patriciello sono assolutamente inaccettabili sul piano clinico per quella riferita gravità delle condizioni di salute. Non capisco perché non siano altrettanto  inaccettabili anche per chi governa la sanità a livello regionale. 
Un secondo aspetto riguarda una visione delle cure mediche come valore fondamentale per la crescita complessiva della comunità e non come atto tecnico separato. La medicina non è proprietà degli operatori sanitari e neppure dei programmatori, ma dell'intera comunità. Per troppo tempo su questo piano abbiamo rinunciato ad una guida forte della politica (quella vera e non quella dei faccendieri). in questa prospettiva mi auguro che la forza umana e politica di Renzi possa indurre a qualche drastico ripensamento.
Un terzo commento è di carattere organizzativo: perché a Napoli non vi sono sistemi strutturati per fissare gli appuntamenti? perché si dimettono dagli ospedali persone in gravi condizioni di salute, senza preoccuparsi che nel territorio possano trovare un'adeguata continuità assistenziale? non si possono addurre scuse di carattere economico, perché i finanziamenti sono assolutamente adeguati. A meno che non vi siano sprechi, ruberie, prevaricazioni... L'offrire l'intramoenia al posto di una prestazione pubblica è un reato...
Grazie per l'ospitalità, caro Direttore. Mi auguro che Padre Patriciello senta attorno a lui il calore di una solidarietà che non è solo verbale
Mariapia Garavaglia

sabato 23 agosto 2014

Quotidiano Europa / 22 agosto 2014


150 anni 
di Croce Rossa: 
anche le guerre 
hanno limiti?

A Ginevra, esattamente 150 anni fa, il 22 agosto 1864, nasceva la Croce Rossa, con la firma della Convenzione che è origine e fondamento del Diritto Internazionale Umanitario. Dalla intuizione dello svizzero Henry Dunant, che aveva assistito alla cruentissima  battaglia di Solferino e San Martino,  è nata l'idea che il ferito in guerra non è più un nemico ma solo un uomo: "tutti fratelli!" ripeteva Dunant. Cosicché il principio di Umanità, Neutralità (con Volontariato, Unità, Imparzialità, indipendenza e Universalità, principi fondamentali di Croce Rossa) sconvolsero le regole del codice marziale fino ad allora vigente. Le altre quattro Convenzioni di Ginevra chiedono agli Stati sottoscrittori di non violare mai i feriti in guerra, i civili non combattenti, non torturare e trattare alla pari dei propri soldati i prigionieri, e di non sparare sulle navi e su tutti i mezzi sui quali campeggia il simbolo della Croce Rossa, una croce rossa in campo bianco (il rovescio della bandiera della Svizzera, il Paese che ospita da  allora il Comitato Internazionale di Croce Rossa.

Il Diritto Internazionale Umanitario si è arricchito nel secolo trascorso, ma la storia - e soprattutto la cronaca - recente segnala la insufficienza delle norme, la impotenza delle Corti internazionali a sanzionare le violazioni e la fragilità degli organismi sovranazionali cui gli Stati hanno ceduto sovranità per gli interventi di peace keeping e peace empowerment.

La guerre della fine del secolo scorso e quelle che sono in corso in questi giorni hanno dimostrato come quei limiti posti ai conflitti non sono più rispettati. Certo non li rispettano i movimenti integralisti che non solo non possono aver ratificato le convenzioni ma contestano la stessa struttura della convivenza tra i popoli, che non corrispondono al loro credo religioso, che non rispettano l'unico vero dio e i suoi precetti. Condivido Galli della Loggia: serve un principio di realtà per guardare in faccia i tragici eventi che ci circondano e che ancora non suscitano reazioni condivise. Siamo in una "guerra mondiale a pezzi" se anche nei nostri Paesi ci sono giovani che scelgono di immolarsi con i guerriglieri ISIS, contro non solo l'ateo Occidente,  ma tutti "gli infedeli"?  Ed è un conflitto che deve essere riconosciuto: "se uno mi ammazza perché io sono sciita, cristiano, o ebreo, o "infedele" e io cerco di difendermi colpendo a mia volta, cos'è questo se non un conflitto religioso?" si chiede Galli della Loggia. Il Papa ha mandato il suo delegato non solo ai cristiani; anche agli yazidi, a tutte le minoranze. Francesco vuole ricordare la comune fratellanza degli uomini.
Sono cambiati parametri culturali, politici e perfino militari. Deboli anche i Servizi più famosi al mondo di fronte a nemici che si mimetizzano tra di noi e non temono la morte, quando addirittura non la cercano "eroicamente".

Il presidente del Comitato Internazionale di Croce Rossa  insieme al Presidente della Confederazione Elvetica, che lo ospita a Ginevra, in occasione del centocinquantenario lanciano un invito, un appello. Nell'autunno 2015 si svolgerà a Ginevra la Conferenza Internazionale cui partecipano gli Stati ed è la sede appropriata per un Forum Internazionale per i Diritti Umani. Affermano che si tratta di riflettere sulle inedite esperienze per cercare "misure necessarie a rafforzare il rispetto dei diritti umani (...). Perché le nuove forme di guerra (per esempio in materia di tecnologie) siano rette dal Diritto Internazionale Umanitario e non viceversa (..) per indagare su quale strumento fosse adeguato per poter reagire in caso di gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, e quale fosse un meccanismo per indagare sulle cause di tali violazioni".

È un'occasione da non perdere. L'Italia, tra i fondatori della Croce Rossa, sia in prima fila. 

Mariapia Garavaglia

#Europa #Erbil

venerdì 22 agosto 2014

De Gasperi / 1954-2014


Le ricorrenze servono per mantenere viva la memoria e ispirare le scelte. È un anno in cui si riscoprono tutti gli anniversari, ma non tutte le celebrazioni possono avere il medesimo messaggio per oggi e il domani. Non si fa torto a nessuno se per il sessantesimo della morte di Alcide De Gasperi, lo si ricordi come il vero Padre della Patria e Fondatore dell'Europa. Uomo di confine fu parlamentare a Vienna e parlamentare italiano del Regno e della Repubblica che volle con un referendum, non molto condiviso da altri leader. 
Costituente, si puo' dire, senza smentite, che costruì il sistema democratico, mettendolo al riparo con l'adesione alla Nato e partecipando con altri giganti, cattolici e democratici - Adenauer, Shumann e Monet - a costruire l'Europa della pace: loro che venivano dall'esperienza di due guerre nate sulle divisioni.
Esemplare nella vita pubblica e privata. Mi piace ricordare un fatto che ben si colloca nel dibattito in corso sul pubblico impiego e sulla spending review. Alla figlia Maria Romana che gli faceva da segretaria non riconosceva nessuno stipendio, perché - diceva - non dovessero gravare due stipendi dello Stato in famiglia! Ecco i ricordi che danno alito al presente.
Anche il ventesimo della morte di Enrico Berlinguer richiama una lezione di austerità e rigore. Solo il Cielo sa quanto c'è bisogno che gli esempi siano imitati. (m.g.)
#DeGasperi #Europa