domenica 15 settembre 2013

50 anni fa… I have a dream


Un sogno
realizzato?
I sogni in politica segnano 
la direzione di marcia.

Mariapia Garavaglia

Pensieri in viaggio - settembre 2013


Bene il Papa
Francesco ha trovato il linguaggio più comune e universale che unisce l’umanità: digiuno e preghiera. E pare che siano più forti delle armi.

Bravo Buffon
Prandelli lascerà nel 2014 dopo i Mondiali e tutti pensano già al successore: anche li! Buffon ha stigmatizzato: ”ansia intempestiva”.

Giù dal tetto
Inutile esibizionismo. I parlamentari 5 Stelle si facciano sentire in Parlamento.

Felicità
Grande sollievo e soddisfazione per la liberazione di Quirico. Aspettiamo con ansia quella di Padre Dall’Oglio.

Campanella
Un pensiero ai milioni di studenti italiani e stranieri che sono destinati a migliorare se stessi e la società, con la scuola che funzioni!

lunedì 2 settembre 2013

Donne protagoniste: 25 anni della Mulieris dignitatem


(pubblicato su “Avvenire” il 29 agosto 2013)

Era  il 15 agosto 1988 quando Giovanni Paolo II donò al mondo un omaggio speciale per le donne, la sua lettera apostolica, scritta in polacco, la Mulieris dignitatem. L'ha scritta nella sua lingua madre, quasi a voler essere più genuino, nel pensiero e nei sentimenti. E ci ha regalato una espressione intraducibile come "genio" femminile, che è la chiave di lettura del testo e delle intenzioni del Papa.
Nella Lettera ricorda le molteplici funzioni delle donne: nella famiglia e nei ruoli sociali e, nella conclusione, afferma che "la Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni".
Chi è la donna oggi, nella società evoluta, la nostra?
Guardiamoci intorno. È protagonista di dolorosi fatti di cronaca. Gli atti di violenza si ripetono, eppure ci siamo dotati di norme contro lo stalking e il femminicidio (perfino un neologismo).
Registriamo in alcune professioni - scuola e sanità - una presenza prevalente di donne, anche se non raggiungono, con la medesima rilevanza, i ruoli di vertice.
Le donne hanno conquistato quote rosa in politica e nei consigli di amministrazione delle società per azioni. Sono il perno dell'organizzazione familiare. Come accade che diventino "oggetto" di possesso per molti assassini o di consumo per la pubblicità mediatica? Solo Avvenire denuncia anche l'intollerabile uso del corpo della donna per maternità surrogate! E pensare che ci fu un tempo in cui le femministe rivendicavano: "io sono mia!”. Se non si valorizza la dignità della donna, si scivola inesorabilmente verso la insignificanza di chi è più debole nella società.
Ci troviamo di fronte alla grande questione antropologica che tocca ogni scelta pubblica e privata, quando si capovolge la logica dei diritti, scambiandoli coi desideri o coi bisogni individuali. Si invocano norme che non si fondano nemmeno sul diritto naturale, così spesso illustrato da Benedetto XVI.
La Chiesa è stata spesso accusata di misoginia nel corso di secoli, ma alla sua origine c'è Uno che scandalizzava i suoi contemporanei: "si meravigliavano che stesse a discorrere con una donna" (Giov. 4, 27).
Paolo VI indirizzò La Lettera alle Donne a conclusione del Concilio.
Papa Francesco è già tornato più volte sullo speciale ruolo della donna nella società e all'Angelus dell'Assunta, ricordando il venticinquesimo anniversario della Mulieris Dignitatem, ha invitato a riflettere che "alla base di tutto c'è la Vergine Maria. Tutte le donne vi trovino se stesse e la pienezza della loro vocazione (...) in tutta la Chiesa si approfondisca e capisca di più il tanto grande e importante ruolo della donna".
Santo Padre, un Sinodo speciale per questo approfondimento?

Mariapia Garavaglia

#Donne #Femminicidio #Sinodo

De Gasperi e Dossetti. Due modelli di cattolicesimo politico per la democrazia italiana


(pubblicato su “Europa” il 21 agosto 2013)

A Pieve Tesino, paese natale di De Gasperi, domenica 18 agosto, Pierluigi Castagnetti ha tenuto la decima, magistrale, Lectio degasperiana, incentrata su due personalità che hanno fondato il nostro sistema costituzionale: De Gasperi e Dossetti.
Troppi giudizi approssimativi riguardano i loro rapporti: diversi per età, formazione culturale e per il destino che si sarebbero riservato, l'uno politico fino alla fine, e l'altro appagato, quando si è fatto sacerdote, risolvendo le inquietudini che lo avevano accompagnato durante la militanza.
Il metodo con cui si confrontavano, per raggiungere le soluzioni possibili, dovrebbe essere studiato e conosciuto dai politici attuali - soprattutto i più giovani - per registrare quanto, per servire il Paese, sia più importante "guardare alle prossime generazioni che alle prossime elezioni".
Castagnetti ha indagato i punti di maggiore dialettica: l'adesione al Patto Atlantico, il giudizio sulla crisi sociale, la concezione dell'economia.
Come è noto, De Gasperi non poté assicurare una presenza continuativa ai lavori dell'Assemblea Costituente a causa degli impegni di governo, ma Dossetti era comunque investito di piena rappresentanza della DC, e in autonomia; il risultato finale, però, soprattutto per quanto riguarda la prima parte della Costituzione, li trovò perfettamente convergenti. La loro radice spirituale non aveva avuto bisogno di verifiche.
Sui nodi politici, Dossetti si confrontava decisamente nelle sedi interne (direzione e consiglio nazionale della DC e nel gruppo parlamentare) ma in Aula non votava contro! Per lui il partito e gli eletti avevano la rappresentanza democratica sostanziale della sovranità popolare. Per De Gasperi la centralità si spostava sull'esecutivo; oggi, siamo ancora al medesimo dibattito.
Un elemento di grande rilievo, esemplare rispetto alle modalità con cui avviene il confronto ora, si ricava dalla corrispondenza fra i due. De Gasperi si rammaricava di non riuscire a comprendere fino in fondo "la molla" del sentire di Dossetti, il quale, a sua volta, anche contrastandolo, gli confessava "rispetto e riguardo". Una lezione di comportamento cui ispirarsi.
La lezione decisiva, che ci hanno lasciato, è la preparazione culturale, la formazione personale, la competenza e una decisa consapevole laicità, che teneva al riparo la Chiesa dalle scelte temporali della politica, ma che non li esimeva ma da una autentica testimonianza.
Alla costituente e nel confronto coi partiti portarono argomenti strutturati, una sistematicità metodologica e una grande chiarezza circa obiettivi finalità. Proprio come ora!
Con quale sistematicità sono state apportate le ormai 15 modificazioni alla nostra Carta Costituzionale? Anche Dossetti era dubbioso sulla seconda parte della Costituzione, ma aveva anche idee chiare su come migliorare una architettura tesa più a prevenire gli errori del recente passato, piuttosto che progettare un  moderno bilanciamento dei poteri.
Attuale è certamente lo sguardo europeo che caratterizzò entrambi e che Castagnetti ha lumeggiato, considerando il diverso approccio con cui affrontarono il complesso tema della alleanza atlantica. Dossetti avrebbe voluto un avvicinamento comunitario, attraverso una preparazione che coinvolgesse anche gli altri Stati europei, "per non essere sottomessi all'America". De Gasperi, avrebbe potuto convenirne, ma gli sembrava urgente e indispensabile mantenere l'Italia in una alleanza che non la isolasse. La Germania aveva il Partito comunista fuori dal Paese, in Italia era interno alle vicende nazionali.
Votarono insieme. Per De Gasperi, fino a pochi giorni prima della sua scomparsa, l'Europa unita non cessò di essere un obiettivo strategico, come per Dossetti, in funzione della pace. Morì col dolore della bocciatura della CED e oggi constatiamo quanto quel suo sogno fosse lungimirante. In tutte le crisi attuali, e in particolare quelle mediterranee, si sente la mancanza di più Europa, di quella Federazione che, da uomo di frontiera come Monnet, Shuman e Adenauer, aveva sognato e per la quale aveva speso la vita.
È il lascito per le nuove generazioni: costruire gli Stati Uniti d'Europa.

Mariapia Garavaglia

#DeGasperi #Dossetti #Castagnetti #PD

venerdì 2 agosto 2013

"Si può migliorare il mondo, il male non vince"



Malala con l’indice perentorio si rivolge a tutti i Governanti del mondo 
e ugualmente Papa Francesco a tutti i giovani del mondo. 
Fra tante miserie sono evidenti i germi per un mondo migliore; alla generazione presente 
tocca la responsabilità di farli crescere e fruttificare.

Mariapia Garavaglia

Agosto 2013 / Pensieri in viaggio


Ultranovantenni
Prima il professor Adriano Bompiani e poi il Cardinale Ersilio Tonini hanno concluso esistenze lunghe e significative: hanno lasciato il segno. Mi trovo a pensare quale schiera di allievi potranno continuare, seguendone l’esempio. Bompiani è stato maestro di ginecologia e ostetricia, primo Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Senatore e due volte Ministro.
Il Cardinale Tonini è stato il comunicatore di Dio. Con grande semplicità e trasparenza lessicale ha parlato di Dio a tutti, credenti e non credenti. Ha messo a disposizione il suo Episcopio per handicappati e ultimi, ed ha abitato con loro.

Stragi e responsabilità 
In Spagna come ad Avellino hanno perso la vita quelle persone che si erano affidate a mezzi di trasporto i cui conducenti sarebbero dovuti essere prudenti, competenti, in una parola, responsabili. La prima prevenzione è la responsabilità che deve prevedere anche il controllo accurato dello stato di utilizzo dei mezzi stessi. La prima solidarietà è la responsabilità e il rispetto delle regole.

Settant’anni fa Camaldoli
Dal 18 al 24 luglio 1943 un gruppo di giovani cattolici di diversa formazione politica scrissero quelle pagine -note come Codice di Camaldoli- che furono i pilastri per la costruzione della Costituzione Italiana. Oggi un gruppo di saggi di eterogenea cultura dovrebbero preparare un documento per le nuove riforme. Che distanza abissale! (anche dalle varie Todi).

Nobel per l’accoglienza 
A suo tempo da Presidente della Croce Rossa, insieme al Presidente Ciampi, avevo proposto il premio Nobel al Salento, per l’impressionante accoglienza offerta agli Albanesi e ai profughi della Penisola Balcanica. Purtroppo ci fu risposto che si poteva conferire il premio ad una persona o a una associazione, non ad un territorio. Perciò tifo molto per Lampedusa e mi auguro che si trovi una soluzione, magari individuando il protagonista nella cittadinanza o nella amministrazione dell’Isola.

Auto “blu” 
Finalmente pare che le cosiddette auto blu siano di case automobilistiche italiane. Devono dare ancora qualche buon esempio: non parcheggiare dove capita, perché le strade sono di tutti e non mantenere il motore accesso quando sono in sosta (l’aria condizionata è piacevole, ma si può scendere dall’automobile).

Incarichi, cariche, stipendi 
A proposito delle personalità che hanno fondato la nostra democrazia, basti l’esempio del rapporto fra Sergio Paronetto e Menichella. "Alla chiusura dell'anno 1939, scrive Menichella, provvedendo a migliorare gli stipendi dei funzionari, apportai un aumento anche al Suo. Mi trattenni dal fare di più come Egli meritava, solo per timore di turbare la sua modestia, sicchè grande fu la mia meraviglia allorquando mi si presentò per indurmi a limitare l'aumento che Gli avevo concesso, minimizzando il suo lavoro e citando esempi di funzionari, estranei al nostro ambiente che, a suo dire, valevano più di Lui e avevano stipendi minori. Naturalmente non lo accontentai. Ne rimase male e me lo disse. Ne fu turbato. Lo scrisse nelle carte ritrovate dopo la morte". 
Paronetto riteneva folle la cifra fissata. Questa decisione gli faceva paura, fino al punto di dire "non c'è un profondo e perverso errore in tutto ciò? Una ingiustizia, una complicitá nostra?". Una lezione di etica e di moralità, un insegnamento di modestia, rispetto alla deriva finanziaria stockoptionista e shortermista finalizzata alla creazione di valore artificiale, alle fusioni e acquisizioni di breve periodo dei nostri tempi.

Viva Francesco 
Viva la normalità. Per ottanta minuti, durante il ritorno da Rio, ha conversato e risposto alle domande dei giornalisti con la sua disarmante semplicità. Ha ribadito, anche a proposito dei gay, ciò che la Chiesa ha sempre detto. Per i più è stato solo questo l’argomento da divulgare, eppure per la sua borsa nera e per tutto il resto ha semplicemente testimoniato che la normalità dei comportamenti oggi è “rivoluzionaria”.

MIX Newsletter / Agosto 2013


FUORI GIRI

Nel Belpaese fatica a suonare “il dolce sì”, perché televisione e politica diffondono linguaggi lessicali dalla sintassi e grammatica approssimate. Dopo il calcio è arrivata la meccanica: dall’usato sicuro alla conseguente rottamazione; e ora “fare il tagliando”. Il dubbio è: linguaggio povero per la povertà delle idee? Il Paese non può andare fuori giri a causa delle contingenti convenienze dei partiti a fronte della dimensione dei problemi degli Italiani. Abbiamo un governo di larghe intese, che viene continuamente stuzzicato proprio da chi partecipa all’intesa. Il primo e principale responsabile della tenuta dell’esecutivo deve sentirsi il PD, ma continua ad attirare l’attenzione sulle sue prospettive congressuali più che sul programma di governo.
E’ bene essere convinti che non c’è alternativa a Letta fino a quando non sono completate le riforme indicate nel programma e, prima fra tutte, la riforma elettorale.
E’ talmente evidente che il Presidente Napolitano ha legato la sua permanenza al Quirinale con questi obiettivi; rinviarli o accantonarli mette a rischio la stessa tenuta democratica e, ancora di più, la pace sociale; ne sono consapevoli le nostre classi dirigenti? Il livello di sofferenza delle classi medio basse è ad un punto di rottura e qualsiasi sforzo deve essere finalizzato ad evitarla.
Per Letta il lavoro -ha dichiarato- è una ossessione. Purtroppo lo è ancora di più per chi è senza, in quanto disoccupato o cassaintegrato.
E’ questo il motivo per cui gli Italiani non possono capire le dispute interne ai partiti, quando la priorità deve essere l’Italia. 
E’ stato anche lo slogan del PD e per questo anche le fibrillazioni verso il governo di “servizio” rendono incomprensibile il comportamento di molti parlamentari che antepongono il loro giudizio negativo sull’alleanza, piuttosto che far emergere l’apporto indispensabile e originale del partito nell’attuare il programma del governo Letta. Non ha senso far valere le preoccupazioni congressuali in un momento in cui gli Italiani hanno ben altre preoccupazioni! Ai militanti e ai dirigenti del PD non dovrebbe sfuggire che si sono presentati al Paese con un partito che si annunciava “nuovo e diverso”. Non una fusione fredda ma un vero “impasto” di idee, ideologie e programmi per superare la fase degli ex. Uno strumento capace di mobilitare l’opinione pubblica è certamente il ricorso alle primarie, ma anche queste possono risolversi in un falso ideologico: la loro forza è la massima apertura verso tutti coloro che vogliono partecipare a voltar pagina rispetto ai partiti del Novecento. 
Quando lo fondammo non pensavamo né al partito liquido ma nemmeno ad un Moloc cui asservire le nuove modalità organizzative. In particolare, disquisire sul cambiamento dello statuto, in fase precongressuale, suona proprio stonato, anche perché avevamo solo “sospeso” l’articolo che riguarda le primarie per il segretario (candidato anche premier) per far partecipare Matteo Renzi. 
Ora basterebbe tornare a prima della sospensiva, in quanto la norma sostanziale vige. 
Piuttosto, dopo il congresso di fondazione, il PD è sembrato smarrire il “core business” della propria vicenda storica nella vita politica attuale e futura del nostro Paese. Se non ci sarà una visione di lunga lena è evidente che può essere un danno anche per la tenuta del governo Letta che -ricordiamolo- è il vice segretario del PD, a prescindere da tutte le torsioni attuali sul regolamento e sullo Statuto. 
Il tempo che stiamo affrontando reca perciò queste pesantezze, cui si aggiunge la vicenda personale di Berlusconi, che non è un semplice cittadino per cui si possa facilmente dire “le sentenze non si giudicano ma si attuano”.
Ma la vita politica deve continuare e il PD concentrarsi sulle riforme -la più urgente e più importante continua ad essere quella elettorale!- per prepararsi all’appuntamento con il voto -quando sarà- avendo dimostrato agli italiani che sono loro il prioritario fine dell'agire politico. (m.g.)